martedì 12 maggio 2026

Quando la brezza diviene vento

 

Quando la brezza diviene vento 
e gli alberi all'improvviso 
iniziano a cantare 
la luce si frantuma 
in spicchi di sole 
per ricordarci che siamo 
soltanto infinitesimi 
frammenti luminosi 
in attesa del turbine 
alla fine della strada.

venerdì 8 maggio 2026

Vorrei nascondermi

 

Vorrei nascondermi 
nel buio denso 
senza respirare 
se non per sopravvivere 
senza giudizio 
nemmeno da me stesso 
senza alcun compito 
se non curare 
lo sconfinato 
dolore.

mercoledì 6 maggio 2026

Tori Amos, Teatro Arcimboldi, Milano, 6 maggio 2026

 

Tori non è solo la mia cantautrice preferita di sempre. I suoi testi sono entrati dentro di me e i suoi pezzi mi hanno salvato dalla disperazione tante volte, in altri casi hanno accompagnato e identificato i miei momenti di gioia. Per me è una maestra spirituale. Forse l’unica che ho ancora. Vederla dal vivo, in questa data che ormai da anni è diventata l’unica italiana, a Milano, è per me un appuntamento imprescindibile. Da Beltaine, giorno di uscita del nuovo album “In times of dragons”, sto ascoltando il suo nuovo lavoro e penso sia uno dei migliori degli ultimi anni. Ieri sera a Milano è stata straordinaria. Per la prima volta aveva tre coriste (so called “angel witches”) con lei sul palco: l'ultima volta che la vidi a Milano qualche anno fa, notai in maniera netta l’affaticamento e l’abbassamento della sua splendida voce; temevo quindi che le coriste servissero a coprire questa sua diminuzione…e la cosa non mi piaceva. Invece: le coriste hanno sì eseguito bene alcuni acuti e vocalizzi in pezzi che di solito faceva lei, ma per il resto sono state solo un contorno molto gradevole. Tori ha cantato e lo ha fatto con grande forza ed energia, con un tono leggermente più basso ma assolutamente riconoscibile. Ieri sera, sul palco, era davvero in forma. Si divertiva, sorrideva, ci guardava soddisfatta. Innamorata del suo pianoforte su cui a tratti pareva andare in estasi mentre suonava. La grande sorpresa della serata è stata una splendida “Pretty good year” che credo di non avere mai sentito dal vivo: ne ha anche raccontato la genesi, la lettera scritta a un ragazzo che poi gli rispose quando il pezzo raggiunse la vetta della UK chart! Poi splendida “Winter” con un lungo intro inedito. E “Crucify”, pure impreziosita da un incipit mai sentito e in cui le coriste hanno fatto un lavoro egregio. Del nuovo album sono mancate le mie preferite (“23 peaks”, “Strawberry moon” e “Song of sorrow”) ma una gradevolissima “Gasoline girls” la cui melodia iniziale col pianoforte, non mi esce dalla testa. Due ore di musica straordinaria terminate con il classico party alla “Big wheel” e tutti sotto al palco. Siamo stati tutti iniziati all’antico ordine del drago!

martedì 5 maggio 2026

Prega la pioggia

 

Prega la pioggia 
sillabe sui tetti 
rosario di gocce 
silenzi e suoni: 
scorre via 
ogni speranza 
resta soltanto 
la preghiera.

venerdì 1 maggio 2026

Proprio nel sacro giorno

 

Gli ultimi riflessi d’oro 
sul vetro a ovest 
mentre si fa piena
la luna invisibile 

il mio corpo cede 
al dolore ostile 
mentre lei evoca 
l’antico ordine dei draghi 

proprio nel sacro giorno 
di Beltaine.

martedì 28 aprile 2026

The beauty outside when I’m no more

 

LISTEN TO - ASCOLTA












Spring can be as dark 
as the deep winter 
if you’re cut apart 
by a blade of silver 

under the sky 
now never shy 
I commit a crime 
I sing a lullaby 

I do not why I’m looking for 
the beauty outside when I’m no more 
even if the spring creates a sort 
of illusion I know what I lost 
na na na 

Can’t see my image 
over the mirror 
without losing myself 
in a maze of willow 

its branches are rays 
on my face so sad 
and I can only pray 
for a cure and an help 

I do not why I’m looking for 
the beauty outside when I’m no more 
even if the spring creates a sort 
of illusion I know what I lost 
na na na

lunedì 20 aprile 2026

Giovanni Lindo Ferretti, Teatro Regio, Parma, 19 aprile 2026

 

Uno straordinario Ferretti, al Regio, con il suo spettacolo “Percuotendo in cadenza”. Solo con due bravissimi musicisti e il teschio di un cavallo. Il nome dello spettacolo è perfetto: riesce a convogliare ben due livelli di significato. Da un lato fa intendere la centralità del ritmo in tutto lo spettacolo, che alterna canzoni e parlato: un ritmo onnipresente con diverse percussioni, capace a volte di mandare quasi in trance. Dall’altro, il concetto di “cadenza”, secondo me inteso anche come “decadenza”, sul quale Ferretti insiste molto, nel racconto della sua vita: ne parla con tranquillità e accettazione. Lui può raccontare tutto ciò che ha vissuto con la nonchalance di chi non ha paura del giudizio altrui perché, in qualche modo e con un percorso alquanto tortuoso, è riuscito a risolversi interiormente. Il momento top è stata la sua descrizione dell'avvicendarsi delle stagioni: lo ha fatto in un modo così arcaico e profondo che l’ho sentito rimbombare dentro. Le stagioni sono sempre due (n.b. come per gli antichi celti), quella del buio e quella della luce: “io ho sempre scelto il buio, ma ora, da vecchio, ho un estremo desiderio di luce... Ed è solo il tempo liturgico, quello della preghiera, che è in grado di unire le due stagioni”, Un altro concetto che mi è rimasto impresso anche il concetto della “bellezza assillante”. Perché è proprio così…la bellezza assilla, la cerchiamo tutti, vorremmo farne parte, riconoscerla in noi e in ciò che ci circonda…e questo per elevare il nostro spirito che però rimane sempre insoddisfatto…e più troviamo bellezza, più ne vorremmo…finché non diventa un assillo. Potente anche l’immagine della Mongolia che ricorre in continuazione, con le sue immense steppe e le mandrie infinite seguite dai popoli nomadi: la Mongolia immensa, vista come il riscatto di Abele da Caino. E poi la memoria come “lo spazio dei morti”: una visione che rende poetica la morte stessa e associa la memoria all’idea dell’immortalità. Ancora: “ci vuole tempo per guarire da ciò che ci fa ammalare”...quanto è vero? Banale, se vogliamo, ma immensamente vero. Verso la fine Ferretti prende in mano il cranio di un cavallo (animale amato e citato in continuazione) e dialoga con lui come fosse “Amleto”. Poi tutto si chiude con una straordinaria e potente preghiera in latino. Grazie per questo viaggio nell’anima.