lunedì 20 aprile 2026

Giovanni Lindo Ferretti, Teatro Regio, Parma, 19 aprile 2026

 

Uno straordinario Ferretti, al Regio, con il suo spettacolo “Percuotendo in cadenza”. Solo con due bravissimi musicisti e il teschio di un cavallo. Il nome dello spettacolo è perfetto: riesce a convogliare ben due livelli di significato. Da un lato fa intendere la centralità del ritmo in tutto lo spettacolo, che alterna canzoni e parlato: un ritmo onnipresente con diverse percussioni, capace a volte di mandare quasi in trance. Dall’altro, il concetto di “cadenza”, secondo me inteso anche come “decadenza”, sul quale Ferretti insiste molto, nel racconto della sua vita: ne parla con tranquillità e accettazione. Lui può raccontare tutto ciò che ha vissuto con la nonchalance di chi non ha paura del giudizio altrui perché, in qualche modo e con un percorso alquanto tortuoso, è riuscito a risolversi interiormente. Il momento top è stata la sua descrizione dell'avvicendarsi delle stagioni: lo ha fatto in un modo così arcaico e profondo che l’ho sentito rimbombare dentro. Le stagioni sono sempre due (n.b. come per gli antichi celti), quella del buio e quella della luce: “io ho sempre scelto il buio, ma ora, da vecchio, ho un estremo desiderio di luce... Ed è solo il tempo liturgico, quello della preghiera, che è in grado di unire le due stagioni”, Un altro concetto che mi è rimasto impresso anche il concetto della “bellezza assillante”. Perché è proprio così…la bellezza assilla, la cerchiamo tutti, vorremmo farne parte, riconoscerla in noi e in ciò che ci circonda…e questo per elevare il nostro spirito che però rimane sempre insoddisfatto…e più troviamo bellezza, più ne vorremmo…finché non diventa un assillo. Potente anche l’immagine della Mongolia che ricorre in continuazione, con le sue immense steppe e le mandrie infinite seguite dai popoli nomadi: la Mongolia immensa, vista come il riscatto di Abele da Caino. E poi la memoria come “lo spazio dei morti”: una visione che rende poetica la morte stessa e associa la memoria all’idea dell’immortalità. Ancora: “ci vuole tempo per guarire da ciò che ci fa ammalare”...quanto è vero? Banale, se vogliamo, ma immensamente vero. Verso la fine Ferretti prende in mano il cranio di un cavallo (animale amato e citato in continuazione) e dialoga con lui come fosse “Amleto”. Poi tutto si chiude con una straordinaria e potente preghiera in latino. Grazie per questo viaggio nell’anima.

giovedì 16 aprile 2026

It doesn't matter if I take another breath

 

Piove da giorni. Una pioggia sottile, stanca, benedetta. Santa e satanica allo stesso tempo. La primavera è il luogo di questa pioggia. Con i prati e le aiuole verdi ma gli alberi ancora in attesa. Un verde che va e che agisce, ma ancora non riesce ad essere il protagonista della stagione. “Green for go, green for action”. Mi immagino camminare per Londra, non in questa città così triste e desolata. Come quando ancora credevo di avere davanti una vita. Mi vedo uscire dalla città, andando verso ovest, un tardo pomeriggio, con il sole in fronte, senza più pioggia. Un sole che ormai mi spaventa da mesi, ma di cui ho una necessità viscerale. Osservo intorno a me ogni simbolo, ogni segno che mi consenta di capire se c’è ancora una piccola speranza di andare avanti. Segni antichi come geroglifici. “Five miles out of London on the Western Avenue…From Park Royal to North Acton Past scrolls and inscriptions like those of thе Egyptian age”. Mi chiedo se tutto questo dolore sia in effetti, per me, questione di vita e di morte. Se ne uscirò, prima o poi. O se devo accettare che finisca tutto qui. “It’s not a matter of life or death. But what is? What is?”. Ma se questo fosse davvero il mio ultimo respiro? Se sotto questa pioggia mi spegnessi e lasciassi scivolare il mio corpo su questo asfalto bagnato? A chi importerebbe davvero? “It doesn't matter if I take another breath. Who carеs? Who cares?”. 

 
 Le parti in inglese sono tratte da “Hoover factory” di Tori Amos.

martedì 14 aprile 2026

Albis

 

Domenica in albis 
domenica bianca 
vorrei stracciare 
le mie vesti candide * 
e restare nudo 
la terra schiacciata 
contro la pelle 
fredda e salata 
come il dolore 
rimedio forse 
per ritornare 
puro.
 
 
 
* Il nome della domenica in albis, quella dopo la Pasqua, deriva dalla locuzione latina in albis (vestibus), tradotta letteralmente, significa in bianche (vesti). Ai primi tempi della Chiesa, infatti, il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i battezzandi indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò "domenica in cui si depongono le vesti bianche" (in albis depositis o deponendis).

sabato 11 aprile 2026

Wholly

 

Mi ricorderò 
dei tuoi occhi tristi 
del tuo restare 
 sempre un passo indietro 
del tuo essere 
affine al mio 
nascosto in silenzio 
tra le pieghe feroci 
di una vita 
che così presto 
ti ha tradito.

lunedì 6 aprile 2026

Just before a sunset of April

 

LISTEN TO - ASCOLTA














Just before a sunset of April 
I can see some fire behind the hills 
I am not a liar if I say 
there’s a little little hope inside 

Just before a sunset of April 
somewhere can I find a drop of peace? 
I know it’s only a moment 
the only thing I can do is to sip 

Then a sudden motion 
or a wrong word 
make all the devotion 
falling on the floor 

I’m in a deep ocean 
I can see no coast 
and no magic lotion 
can help me to solve 

Just before a sunset of April 
the truce with myself is so fragile 
It’s enough a blow of wind 
to scrape all my little hopes away 

Then a sudden motion 
or a wrong word 
make all the devotion 
falling on the floor 

I’m in a deep ocean 
I can see no coast 
and no magic lotion 
can help me to solve

venerdì 3 aprile 2026

Aprile virgulto sacro

 

Aprile virgulto sacro 
rendimi eupnoico 
taglia le redini oscure 
della mia sofferenza 
concedimi almeno 
una lama fradicia 
del nuovo sole.

venerdì 27 marzo 2026

How can I call spring

 

LISTEN TO - ASCOLTA












How can I call spring this darkness that I’ve got inside? 
It shouldn't be proper to live bad also in this time 
 I had a hope, that I have no more 
while the blossom is covered by snow 

How can I call spring the sadness that devours my mind 
I’ve tried to cover it but I lost my eyes 
now the new season is arrived here 
while all the reasons have gone so far 

Spring spring spring 
give me back that dream 
during which I had still some peace 

and I had still the strength to fight 
and I had still the will to try 
to live 

How can I call spring this cold wind from the stars?
Winter’s a prison I want to flee out so hard 
I have a face that I believe 
it’s a mistake I can’t erase 

Spring spring spring 
give me back that dream 
during which I had still some peace 

and I had still the strength to fight 
and I had still the will to try 
to live