domenica 2 agosto 2026

Perdono

Oggi è il giorno dedicato al perdono. Francesco chiese al Papa nel 1216 di istituire un giorno di indulgenza. Da allora si celebra ogni due agosto alla Porziuncola. Il piccolo santuario di Assisi dove il Santo morì, dieci anni dopo. Mia nonna mi raccontava sempre della festa del Perdono del due di agosto che si celebrava qui, nel piccolo paesino ormai abbandonato di Palaveggio, nel minuscolo oratorio. Frammenti di storia ormai dimenticati. Fede e canti di gioia di cui ormai resta solo un eco lontano in mezzo ai muri diroccati delle case lasciate da decenni. Mi sono sempre domandato come mai quel giorno, pur se originato in tutt’altro contesto antropologico, fosse proprio il due di agosto, esattamente il giorno dopo della grande e millenaria festa celtica del raccolto: Lughnasadh. Io ci vedo una perfetta corrispondenza logica: dopo avere raccolto tutto quello di cui abbiamo bisogno, dobbiamo chiedere perdono, agli uomini e agli dei. Perché per fare un buon raccolto, noi per forza dobbiamo avere commesso qualche ingiustizia, qualche piccolo grande crimine, verso qualcun altro. Verso la natura, verso le persone che ci circondano, verso noi stessi. Oggi che le nostre vite sono ormai completamente distaccate dal ciclo delle stagioni, la riflessione antropologica diventa interiore ed emotiva. Prima c’è un momento di raccoglimento in cui si cerca di capire cosa effettivamente siamo stati in grado di accumulare nei nostri giorni, durante il periodo più luminoso dell’anno, addentrandoci lentamente lungo il crinale discendente che va verso l’inverno. Poi dobbiamo riflettere sulle azioni che ci hanno portato a raccogliere quello che abbiamo e ad essere quello che siamo, nel bene e nel male. Ed ecco che appare chiaro come questo raccolto sia stato pagato, se da noi o da altri. Di fronte a tutto ciò, diviene inevitabile chiedere perdono, col cuore colmo di gratitudine, di insoddisfazione o di pentimento. Io sento forte questo momento e sento l’esigenza di confessare tutto. Non a un prete o a uno strizzacervelli. Per provare a diradare le forze che incombono sul mio cuore. “I am confessing, not to a priest or confession box, not to a shrink. Strawberry Moon, dark force, I am confessing". Io non sento bruciare dentro di me la colpa per avere davvero ferito o depredato qualcun altro, anche se ci sono alcune persone a cui sono immensamente grato a cui devo tanto. Ma c’è qualcuno a cui vorrei riuscire a chiedere perdono. Anche se è immensamente difficile. Vorrei tanto chiedere perdono a me stesso. Per tutto quello che mi sono fatto. Per essermi ridotto così. Per il disprezzo. Per la sofferenza perpetuata. Per essermi negato la vita. Per essermi dato ogni colpa. Per tutto quello che sarei potuto diventare e non sono riuscito ad essere. Perdono. Vorrei tanto smettere di sanguinare. Vorrei che una forza esterna, un amore antico, mi impedissero di continuare a ferirmi. “Now some Celtic God, an ancient love keeping me from harm. Lugh of The Long Arm”. Perdono. 

Le parti in inglese sono tratte da “Strawberry moon” di Tori Amos. 
Nell’immagine, l’oratorio di Palaveggio (Polinago, Modena).

mercoledì 29 luglio 2026

The Yellow Raincoat

 

LISTEN TO - ASCOLTA











Do you remember 
when you went out 
with your yellow raincoat 
to collect herbs after the rain? 

In those years 
I lived something 
incredible 
it was a promise never kept. 

Loneliness is not the solitude 
is a cruel way to prove 
you can save a small truth 
despite all of them 

Solitude is not the loneliness 
it’s something different 
it’s the light in the dark 
when good memories are left 

Yes I remember 
in these sad years 
of forced absence 
now that all of you are dead 

It was perhaps 
the only magic 
I have really had 
now that everything is a mess 

Loneliness is not the solitude 
is a cruel way to prove 
you can save a small truth 
despite all of them 

Solitude is not the loneliness 
it’s something different 
it’s the light in the dark 
when good memories are left

domenica 26 luglio 2026

Oni (עוֹנִי)*

 

Come siamo miseri 
in questi corpi devastati 
privi ormai di alcuna grazia 
con le menti ossessive 
alla ricerca di una soluzione 
che non possono trovare 
e lo spirito in un angolo 
in attesa forse 
di un ritorno 
a noi. 


 *In ebraico, significa povertà, afflizione o miseria materiale e spirituale.

sabato 25 luglio 2026

Whitewash

 












La luna dipinge di bianco 
la strada antica 
davanti alla casa attonita. 

Una lucciola tardiva 
di fine luglio 
sale dal campo silente 
(mentre dormono i bambini). 

Il tetto brulica di vita, 
i rumori invadono 
la casa della quiete.

domenica 19 luglio 2026

Sunne ond regn *

Sono giorni doppi 
col sole e la pioggia 
con momenti infinitesimi 
di agognata pace 
e poi di nuovo sale 
sulla ferita orrida 
che lacera il mio cuore 
longitudinalmente. 


* “Sole e pioggia” in Old English

martedì 14 luglio 2026

Belle and Sebastian, Sequoie Music Park, Bologna, 13 Luglio 2026

 

Dal blog scopro che questa è la sesta volta che vedo dal vivo Stuart e compagni! L’ultima volta nel 2018. Serata eccezionale a Bologna per il trentennale (dico, trent’anni!!) del meraviglioso “If you are feeling sinister”. Stuart, da buona vergine, ha deciso di celebrare facendo dal vivo tutti i pezzi in ordine di come sono inseriti nell’album. È uno dei miei album preferiti, in assoluto, e quindi ho apprezzato tantissimo! Top: “Fox in the snow”. Ho cantato tutti i pezzi. Hanno addirittura mostrato LP che si girava sul lato B. Stuart in gran forma, vocalmente, agile e simpatico come sempre ma decisamente ingrassato. Steve, al contrario, molto dimagrito. Gli anni passano e tutti dobbiamo fare i conti con il nostro fragile corpo. Alla fine dell’album, Stuart, ha detto che “dopo trent’anni ci siamo ancora quasi tutti” (9 musicisti sul palco)...ma poi ha ringraziato Isobel Campbell con una nota di nostalgia. Alla fine dell’album sono usciti come se fosse finito il concerto. Poi sono rientrati tra gli applausi più carichi di prima con pezzi super danzerecci come “I’m a cuckoo", un “Dress up to you” appena accennato a cappella e “Piazza New York Catcher”. Ci ha raccontato anche la genesi di questo pezzo, scritto quando andava in giro per il mondo per incontrare la sua futura moglie americana di origine siciliana. Il pezzo cantato solo da Steve non può mai mancare. Poi un pezzo “nuovo” scritto durante la pandemia, molto dolce. La, quasi chiusura, classica: “The boy with the Arab strap” e tutti sul palco a ballare! Per una volta, mi sono di nuovo sentito un po’ giovane.

domenica 12 luglio 2026

Suismontium

 

La pietra è un alveare 
fuochi accesi nella notte 
uomini e donne 
bambini e dei 
crudeli e sapienti 
roghi di corpi 
canti arcaici 
tre cime antichissime 
urla di resistenza 
il Leto e il Ballista 
e infine il Suismontium * 
altare dell’ultimo 
sacrificio. 

* Ballista, Suismontium e Letus sono nomi di tre cime, citate da Livio nel suo “Ab urbe condita” come gli ultimi avamposti dei LIguri Friniati al termine della conquista romana. Ci sono diverse teorie sulla loro ubicazione, ma la più avvalorata vede le tre cime nell’Appennino Reggiano: Monte Valestra (Ballista), Monte San Vitale (Leto) e Pietra di Bismantova (Suismontium).