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martedì 14 luglio 2026

Belle and Sebastian, Sequoie Music Park, Bologna, 13 Luglio 2026

 

Dal blog scopro che questa è la sesta volta che vedo dal vivo Stuart e compagni! L’ultima volta nel 2018. Serata eccezionale a Bologna per il trentennale (dico, trent’anni!!) del meraviglioso “If you are feeling sinister”. Stuart, da buona vergine, ha deciso di celebrare facendo dal vivo tutti i pezzi in ordine di come sono inseriti nell’album. È uno dei miei album preferiti, in assoluto, e quindi ho apprezzato tantissimo! Top: “Fox in the snow”. Ho cantato tutti i pezzi. Hanno addirittura mostrato LP che si girava sul lato B. Stuart in gran forma, vocalmente, agile e simpatico come sempre ma decisamente ingrassato. Steve, al contrario, molto dimagrito. Gli anni passano e tutti dobbiamo fare i conti con il nostro fragile corpo. Alla fine dell’album, Stuart, ha detto che “dopo trent’anni ci siamo ancora quasi tutti” (9 musicisti sul palco)...ma poi ha ringraziato Isobel Campbell con una nota di nostalgia. Alla fine dell’album sono usciti come se fosse finito il concerto. Poi sono rientrati tra gli applausi più carichi di prima con pezzi super danzerecci come “I’m a cuckoo", un “Dress up to you” appena accennato a cappella e “Piazza New York Catcher”. Ci ha raccontato anche la genesi di questo pezzo, scritto quando andava in giro per il mondo per incontrare la sua futura moglie americana di origine siciliana. Il pezzo cantato solo da Steve non può mai mancare. Poi un pezzo “nuovo” scritto durante la pandemia, molto dolce. La, quasi chiusura, classica: “The boy with the Arab strap” e tutti sul palco a ballare! Per una volta, mi sono di nuovo sentito un po’ giovane.

mercoledì 6 maggio 2026

Tori Amos, Teatro Arcimboldi, Milano, 6 maggio 2026

 

Tori non è solo la mia cantautrice preferita di sempre. I suoi testi sono entrati dentro di me e i suoi pezzi mi hanno salvato dalla disperazione tante volte, in altri casi hanno accompagnato e identificato i miei momenti di gioia. Per me è una maestra spirituale. Forse l’unica che ho ancora. Vederla dal vivo, in questa data che ormai da anni è diventata l’unica italiana, a Milano, è per me un appuntamento imprescindibile. Da Beltaine, giorno di uscita del nuovo album “In times of dragons”, sto ascoltando il suo nuovo lavoro e penso sia uno dei migliori degli ultimi anni. Ieri sera a Milano è stata straordinaria. Per la prima volta aveva tre coriste (so called “angel witches”) con lei sul palco: l'ultima volta che la vidi a Milano qualche anno fa, notai in maniera netta l’affaticamento e l’abbassamento della sua splendida voce; temevo quindi che le coriste servissero a coprire questa sua diminuzione…e la cosa non mi piaceva. Invece: le coriste hanno sì eseguito bene alcuni acuti e vocalizzi in pezzi che di solito faceva lei, ma per il resto sono state solo un contorno molto gradevole. Tori ha cantato e lo ha fatto con grande forza ed energia, con un tono leggermente più basso ma assolutamente riconoscibile. Ieri sera, sul palco, era davvero in forma. Si divertiva, sorrideva, ci guardava soddisfatta. Innamorata del suo pianoforte su cui a tratti pareva andare in estasi mentre suonava. La grande sorpresa della serata è stata una splendida “Pretty good year” che credo di non avere mai sentito dal vivo: ne ha anche raccontato la genesi, la lettera scritta a un ragazzo che poi gli rispose quando il pezzo raggiunse la vetta della UK chart! Poi splendida “Winter” con un lungo intro inedito. E “Crucify”, pure impreziosita da un incipit mai sentito e in cui le coriste hanno fatto un lavoro egregio. Del nuovo album sono mancate le mie preferite (“23 peaks”, “Strawberry moon” e “Song of sorrow”) ma una gradevolissima “Gasoline girls” la cui melodia iniziale col pianoforte, non mi esce dalla testa. Due ore di musica straordinaria terminate con il classico party alla “Big wheel” e tutti sotto al palco. Siamo stati tutti iniziati all’antico ordine del drago!

lunedì 20 aprile 2026

Giovanni Lindo Ferretti, Teatro Regio, Parma, 19 aprile 2026

 

Uno straordinario Ferretti, al Regio, con il suo spettacolo “Percuotendo in cadenza”. Solo con due bravissimi musicisti e il teschio di un cavallo. Il nome dello spettacolo è perfetto: riesce a convogliare ben due livelli di significato. Da un lato fa intendere la centralità del ritmo in tutto lo spettacolo, che alterna canzoni e parlato: un ritmo onnipresente con diverse percussioni, capace a volte di mandare quasi in trance. Dall’altro, il concetto di “cadenza”, secondo me inteso anche come “decadenza”, sul quale Ferretti insiste molto, nel racconto della sua vita: ne parla con tranquillità e accettazione. Lui può raccontare tutto ciò che ha vissuto con la nonchalance di chi non ha paura del giudizio altrui perché, in qualche modo e con un percorso alquanto tortuoso, è riuscito a risolversi interiormente. Il momento top è stata la sua descrizione dell'avvicendarsi delle stagioni: lo ha fatto in un modo così arcaico e profondo che l’ho sentito rimbombare dentro. Le stagioni sono sempre due (n.b. come per gli antichi celti), quella del buio e quella della luce: “io ho sempre scelto il buio, ma ora, da vecchio, ho un estremo desiderio di luce... Ed è solo il tempo liturgico, quello della preghiera, che è in grado di unire le due stagioni”, Un altro concetto che mi è rimasto impresso anche il concetto della “bellezza assillante”. Perché è proprio così…la bellezza assilla, la cerchiamo tutti, vorremmo farne parte, riconoscerla in noi e in ciò che ci circonda…e questo per elevare il nostro spirito che però rimane sempre insoddisfatto…e più troviamo bellezza, più ne vorremmo…finché non diventa un assillo. Potente anche l’immagine della Mongolia che ricorre in continuazione, con le sue immense steppe e le mandrie infinite seguite dai popoli nomadi: la Mongolia immensa, vista come il riscatto di Abele da Caino. E poi la memoria come “lo spazio dei morti”: una visione che rende poetica la morte stessa e associa la memoria all’idea dell’immortalità. Ancora: “ci vuole tempo per guarire da ciò che ci fa ammalare”...quanto è vero? Banale, se vogliamo, ma immensamente vero. Verso la fine Ferretti prende in mano il cranio di un cavallo (animale amato e citato in continuazione) e dialoga con lui come fosse “Amleto”. Poi tutto si chiude con una straordinaria e potente preghiera in latino. Grazie per questo viaggio nell’anima.

mercoledì 2 agosto 2023

I'm a red christmas-tree ball and I'm fragile

Ho dovuto attendere diversi giorni, una settimana intera, per riuscire a scrivere qualcosa sulla morte di Sinèad. Ricordo bene la sera di mercoledì 26 luglio. Il messaggio di un’amica con uno screenshot atroce preso da twitter: “Sinead O'Connor was found dead in a private home in London”. E poi di corsa sul web per cercare una notizia che sconfessasse quella frase terribile. Per almeno un minuto ho sperato fosse una fake news. Ho pensato che in fondo, Sinèad ci aveva già tante volte fatto temere per la sua preziosa vita. Purtroppo, la notizia era vera. Mi sono sentito di nuovo orfano. Come quando accadde a Dolores O’Riordan ormai qualche anno fa. Di nuovo a Londra. Di nuovo dopo avere annunciato un nuovo lavoro. Entrambe sembravano in una fase up del loro altalenante umore. Ma dopo poco sono cadute. E cadere dall’alto fa più male, lo so bene. Due delle mie muse, delle mie salvatrici, non ci sono più. Ho già scritto diverse volte di Sinèad e di quanto fosse importante per me. Fin da ragazzino è stata per me un’ancora di salvezza. La sua voce e i suoi testi mi hanno forgiato l’anima. Sapere che non c’è più è per me un dolore immenso perché mi sento più solo di prima. Abbandonato. Per l’ennesima volta. Ho provato a piangere ma non ci sono riuscito immediatamente. Soltanto parecchi giorni dopo, ascoltando un pezzo per me molto importante “John I love you”: 
 
I let tears fall like rain 
Apple-sized they were 
All over her 
And through all of those times 
When you could have died 
This is what you find 
 
Incredibile che le stessa mi abbia consolato per la sua stessa morte. Ho conosciuto Sinèad in modo anomalo rispetto alla maggioranza delle persone. Non certo con la famosa “Nothing compares to you” ma con l’album del 94 “Universal Mother” che per me rimane uno dei 5 migliori album della storia della musica. Da lì ho iniziato a scoprire anche i lavori precedenti e l’ho seguita sempre, fino agli ultimi bellissimi lavori. L’ho vista diverse volte dal vivo, a Milano, a Genova, a Santo Stefano e infine a Parma dove l'ho vista nel 2020 pochi giorni prima dell'inizio dell'incubo Covid. Ha influenzato moltissimo la mia passione per l’Irlanda prima e per la cultura ebraica poi. Negli ultimi anni si è convertita all’Islam nella sua costante ricerca di una spiritualità profonda, intesa come appartenenza assoluta. Purtroppo, la spiritualità aiuta tantissimo ma non riesce a cancellare l’orrore di una vita che proprio non funziona e che dà troppo dolore. E ad un certo punto ci si arrende. Lasciarsi andare sembra la via più semplice. Non si riesce più a lottare. Sinèad mi ha dato tantissima forza. Ma lei ci ha sempre detto di essere fragile “I'm a red christmas-tree ball and I'm fragile”. Spero che ora il tuo dolore si sia spento, mia cara Sinèad. Il mio brucia come non mai. 
 
Nella foto, l’ultima volta che l’ho vista dal vivo a Parma nel 2020.

giovedì 20 maggio 2021

Scompari immenso

 







Sale la marea del sangue 
dal cuore fino agli occhi 
e diviene lacrime 
e tra gli scogli aguzzi 
di ricordi mitocondriali 
singhiozzi inarrestabili: 
scompari immenso 
e lasci una scia 
di poesia assoluta 
dai Monti Iblei 
al cosmo supremo 
e un presagio sacro 
di fine imminente. 
 
18 maggio 2021, a Franco Battiato 
 

mercoledì 22 gennaio 2020

Sinead O’Connor, Campus Industry, Parma, 18 gennaio 2020

Sinead O’Connor è ritornata sulle scene in grande forma. Sinead – alias Magda Davitt, alias Shuhada' Davitt - ha passato anni davvero difficili per motivi personali, momenti di forte depressione con tendenze autodistruttive, come spesso accade alle persone fragili. Poi, da poco più di un anno, si è convertita all'Islam – come sempre una scelta che va contro a tutti gli stereotipi del momento - e da lì è ricominciata la sua risalita. Non è la prima volta che Sinead riesce a superare periodi cupi grazie all’inizio di un nuovo percorso spirituale. Con il suo Hijab, a piedi nudi su tappeto, è comparsa tra gli applausi di fans che da anni aspettano di vederla e che sono preoccupati dalle esternazioni che ha fatto negli ultimi anni. È bastato un sorriso a rassicurarli, appena prima di iniziare il concerto con “Queen of Denmark”: voce potente e delicata allo stesso tempo, come solo lei sa fare. Poi “Take me to church” e "4th and Vine” dal penultimo album, splendidamente rock. Per il suo ritorno, Shuhada ha scelto una band giovane e decisamente affiatata: si sono scambiati sorrisi e cenni di approvazione per tutto il concerto! Splendida “The Wolf Is Getting Married”, uno dei suoi più bei pezzi recenti. Poi sono iniziate le sorprese, pezzi di un ventennio e più fa, che però sono ben vivi nel mio cuore. “Jealous” e "Til I Whisper U Something” del 2000, dall’album “Faith and courage” che in quel periodo ha significato tantissimo per me: era diventato davvero un punto di riferimento per la mia svolta post-adolescenziale in quel momento. Poi due pezzi a cappella degli anni novanta: “I Am Stretched on Your Grave” e “In This Heart” cantato a tre voci, che è stato secondo me il punto più alto del concerto. Ho notato che ha cantato per gran parte del tempo con gli occhi chiusi, concentrandosi sulla voce e i suoni, aprendo gli occhi solo tra un pezzo e l’altro. Io ho cantato ogni parola dei quattro successivi pezzi: “Black Boys on Mopeds” (pezzo dedicato alla politica della Tatcher ma quanto mai attuale), “Thank You for Hearing Me”, “The Last Day of Our Acquaintance” e “The Emperor’s New Clothes”. Sinead ha accontentato i fans cantando anche “Nothing Compares 2 U”, pezzo comunque bellissimo, anche se – a mio parere – abusato. Sinead ha chiuso con due pezzi dei primi anni duemila che ricordano atmosfere nostalgiche ma straordinariamente magiche: “Hold Back The Night” e “Back Where You Belong”. C’è stato anche lo spazio per un nuovo pezzo scritto in America durante il periodo più buio, quando Sinead vagava sola per il Kentucky, “Milestones”, che probabilmente farà parte del nuovo album che dovrebbe uscire a breve. Bentornata grandiosa Sinead! Benvenuta Shuhada!

lunedì 26 febbraio 2018

Belle and Sebastian, 14 febbraio, Estragon, Bologna

Solo due parole per ricordare che questo mese, piuttosto cupo per me, ha portato almeno una bella cosa: uno splendido concerto dei Belle and Sebastian a Bologna! È per me ormai un appuntamento imperdibile, di solito estivo, ma che questa volta, è avvenuto in pieno inverno. Mi sono guadagnato la prima fila e ho così potuto vedere e sentire proprio da vicino Stuart e i suoi amici: sì perché devo dire che i Belle and Sebastian sembrano davvero amici anche sul palco. Oltre a Stuart, Steve, Sarah e pochi altri, ci sono sempre delle new entries che si uniscono con i loro strumenti alla band, arricchendo il sound di pezzi vecchi e nuovi. Il palco era costellato di strumenti e l’impressione è che sia sempre una grande festa! Per me i pezzi top sono stati “I’m a cuckoo”, “Another sunny day”, “Piazza New York Catcher” e l’inaspettata “Judy and the dream of horses”. Sempre bello ballare su “The boy with the arab strap” con il solito invito a salire sul palco… che prima o poi accetterò! Stuart ha anche accettato la richiesta del pubblico di fare “Fox in the snow”, piano e voce da solo: oltre al fatto che il clima emiliano delle ultime settimane richiedeva proprio questo pezzo, mi sono quasi commosso. La straordinaria capacità dei B&S per me rimane sempre questa: essere in grado di passare da momenti intimistici straordinari a momenti di festa e danza, da un pezzo all’altro. Grazie Stuart e compagni per farmi sentire sempre un ragazzo!

mercoledì 20 settembre 2017

Tori Amos, Teatro degli Arcimboldi, Milano, 17 settembre 2017

Tori Amos è, secondo il mio modesto parere, ormai divenuta una “donna di potere”. E certamente non in senso moderno, ma in senso tradizionale: una sciamana, una donna che conosce la magia, una curandera che sa curare con la sua straordinaria musica. Sì perché il concerto di domenica sera a Milano, è stato molto più di un semplice concerto: è stato un rituale. Tori è entrata, ha unito le mani e si è chinata in avanti verso il pubblico, con addosso uno straordinario vestito di veli rossi, con tanto di mantello. Poi ha quasi “aggredito” prima il pianoforte e poi la tastiera (contemporaneamente, as always) e ha intonato “Iieee” con una voce potente: il tutto con una energia immensa che ha lasciato tutti a bocca aperta. Sono certo di non essere stato l'unico a pensare di essere improvvisamente stato catapultato dentro a un rituale collettivo, magari gestito da una sacerdotessa cheriokee (i nativi americani della Carolina del nord, il popolo a cui Tori deve parte del suo background genetico). Sullo sfondo il fuoco di un bosco che brucia, immagine terribile e purtroppo estremamente famigliare, ma anche estremamente potente ed evocativa. Il resto del concerto è stato una sorpresa continua. A cominciare da una splendida “Northern Lad” che da alcuni giorni avevo in testa e non so nemmeno perché: i casi della vita! Poi una “Pancake” da pelle d'oca: quando ha cantato “Cause I can look your gods right in the eye” pareva cantassero almeno 20 Tori Amos!. Poi dopo l'angolo cover (Billy Joel and The Cure), l'atmosfera è completamente cambiata: ecco uno sfondo di montagne ghiacciate e il lunghissimo “Reindeer king” dal nuovo album, dolce ed evocativo. Dal fuoco al ghiaccio: uno sciamano sa viaggiare attraverso tutti gli elementi! Ma per me la sorpresa della serata è stata indubbiamente “Apollo's Frock”, una chicca da “Scarlet's hidden treasure” che non mi aspettavo e mi commosso. Lei stessa, prima di iniziare, ha detto al pubblico che stava facendo quel pezzo live e che sperava di ricordarsi accordi e parole! Non solo si è ricordata ma ha cantato con una intensità unica e quasi rabbia nelle parole “I have let you eat from the fruit of my tree but for the last time you have officialy crossed my line!”. Quasi una formula di protezione del proprio essere verso un mondo di sciacalli. Bellissima “Bliss” e poi tutti sotto il palco, come sempre, per una lunga e straordinaria “A sorta fairytale” in versione funk-ethnic che ci ha fatto ballare: unico momento in cui è stata molto empatica col pubblico, essendo stata fino alla fine molto concentrata sulla musica. Concerto straordinario, con una sola pecca: è durato soltanto un'ora e mezza. Ma del resto, Tori stavolta ha scelto di essere sola tutto il tempo: sul palco solo lei e il suo amato Bosendorf.

sabato 1 agosto 2015

Damien Rice, 30 Luglio 2015, Castello Scaligero, Villafranca

Un immenso Damien Rice la sera del 30 luglio nella bella cornice del Castello Scaligero di Villafranca. È appena uscito il nuovo album dopo tanti anni “My favourite faded fantasy” in cui il talentuoso irlandese non cambia per nulla il suo modo di scrivere e il suo sound, ma rimane questo rapporto viscerale con la sua musica che lo rende unico nel panorama dei cantautori. È stato un concerto in cui lui è stato sempre solo sul palco: l’essenza più profonda e pura del termine “monoband”. Damien ha cantato e suonato più di due ore senza pause e ha incantato una platea immensa con la sua arte che continua a sgorgagli direttamente dal cuore. La sua voce e la sua chitarra, con un po’ di effetti elettronici che hanno inframmezzato i lunghi momenti acustici, sono state le protagoniste indiscusse della serata: o meglio, l’intreccio fra le due ha creato una magia che ha lasciato tutti senza parole. Dopo una dolcissima apertura con “Delicate”, ecco la bella ballata “Coconut skins” che ha fatto subito capire che Damien aveva anche voglia di far divertire, oltre che di fare sognare. È infatti ecco arrivare la divertente ma pungente “Woman like a man”! Poi siamo entrati nel nuovo album con uno dei pezzi che per ora mi piacciono di più:”Long long way” che secondo me è una perla di saggezza. Ed ecco arrivare i pezzi che hanno fatto da colonna sonora alla mia giovinezza: “Amie” (che ho cantato sottovoce perché il pubblico veronese è assolutamente silenzioso e composto, a livelli quasi imbarazzanti) e “Volcano” per la quale ha fatto salire dal pubblico una ragazza dalla voce molto potente ma, secondo me, per nulla adatta al pezzo (molto meglio Lisa Hannigan!). Poi la title track dal nuovo album “My favourite..” che devo dire dal vivo (come spesso capita con Damien) è davvero molto meglio. Poi la bellissima “Elephant” seguita da un pezzo che personalmente amo molto cantare e sento molto mio: “I remember”. “The greatest bastard” dal nuovo album è molto intimistica e poi dal vivo il suo inglese risulta ancora più meravigliosamente comprensibile. Poi la chicca “The Professor & La Fille Danse”, un b-side che mi piacque un sacco dalla prima volta in cui lo sentii. E infine dal nuovo album “It takes a lot to know a man” che ha terminato con un lungo strascico strumentale e corale, saltando da una parte all’altra del palco per attivare nuovi suoni, tanto che alla fine davvero sembrava incredibile che un solo uomo potesse fare tanto! Bella ed essenziale anche la scenografia: dietro al palco semplici luci e la parete del castello illuminata di rosso. Dopo una brevissima uscita, finalmente il pubblico veronese si è svegliato e… tutti sotto il palco a cantare tre tormentoni in fila: “Cannonball”, “9 Crimes” e “The blowest daughter” con cui il nostro elfo della musica ha salutato un pubblico estasiato. 

Incredibile che sia già la terza volta che recensisco Damien sul mio blog: 2007 e 2012 !

venerdì 17 luglio 2015

Belle and Sebastian, 12 Luglio 2015, Ancona – Mole Vanvitelliana


I Belle&Sebastian hanno da più di un decennio un potere molto forte su di me: la loro musica, i loro testi scanzonati ed ispirati, il loro stesso modo di presentarsi visivamente… sanno tirare fuori il meglio di me. Mi sanno ringiovanire e mi fanno pensare che non ci sia un vero limite anagrafico alla giovinezza dell’anima. Forse perché ho imparato tanto dai loro testi e ho cantato per anni le loro canzoni, proprio in quel periodo in cui da ragazzo stavo diventando uomo. Comunque sia da allora li seguo e cerco di sentirli anche live tutte le volte che posso. Questa volta è stato ad Ancona, nella suggestiva cornice della Mole Vanvitelliana, un ex lazzaretto che in pratica è un’isola nel mare accanto al porto della città. Prima del loro concerto, una bella sorpresa con l’esibizione della cantautrice Maria Antonietta, davvero una voce e una grinta interessanti. I Belle&Sebastian si sono esibiti con la solita carica, come fossero ancora ragazzi, pur se tutti ultra quarantenni. Stuart ha saltellato per il palco tutto il tempo e ci ha deliziato con la sua eleganza spensierata. Io ho apprezzato moltissimo i pezzi “vecchi” che sono impressi ormai nel mio dna: “Seeing other people”, “Get me away from here I’m dying”, “The State I Am In”, “I'm a Cuckoo”, “Sukie in the Graveyard”, “A Summer Wasting”,…. Ho provato una emozione particolare ascoltando pezzi che non mi aspettavo mai di sentire dal vivo come “Piazza, New York Catcher” e soprattutto “A Century of Fakers” e “Dog on Wheels”. Molto carina e ironica la nuova canzone “”Perfect Couples”: le coppie perfette non durano mai! E poi tutti a ballare sul palco con “The Boy with the Arab Strap” e “Legal Man”. Stuart ha anche parlato molto. Ha espresso solidarietà al popolo greco. Ha parlato dell’Etna in Sicilia e di quanto lo impressiona il fatto che sia in pratica sempre in attività: pare abbia sposato una donna di origine siciliana e quindi sia spesso nella nostra bellissima isola… insomma anche questo concerto si può tradurre in una sola parola: empatia!

lunedì 25 maggio 2015

Placebo, 20 maggio 2015, Arena, Verona


Dunque, innanzitutto entrare all’Arena di Verona è sempre una bella emozione di per sé. Per me è la seconda volta dopo tanti anni. Sapere che quel luogo da più di duemila anni è deputato ad accogliere spettacoli fa sentire dentro qualcosa di forte, come un soffio di immortalità! Se poi si aggiunge che sul palco sale uno dei gruppi che hanno scritto il rock degli ultimi vent’anni e che io personalmente amo dall’adolescenza… beh allora il gioco è fatto: emozione pura assicurata! È stato un concerto davvero eccezionale: ho visto tanti loro concerti e anno dopo anno sembra proprio non perdano lo smalto. Se dovessi mettere in evidenza un vero cambiamento che ho notato al concerto in Arena è questo: i Placebo si sono addolciti. Non tanto nella musica – sembra rock e graffiante – ma nell’effettivo atteggiamento sul palco. Brian in particolare si è profuso di “grazie” e “grazie mille” (in italiano!) e ha dialogato in varie occasioni con il pubblico, cosa MAI avvenuta: di solito è una macchina nel cantare e suonare ma in generale ha un atteggiamento sprezzante e comunque del tipo “io sono sul palco, voi no”, tipico di certi tipi di old style rock. Invece all’arena ha detto un sacco di cose! Dal classico “che bello essere in un luogo così meraviglioso” al quanto mai azzeccato “il rock si fa in piedi, alzatevi da sedere!”. Ed è proprio quando ha detto ciò che è davvero iniziato il concerto! “B3”, “For What It’s Worth” e “Loud like love” sono stati i primi tre pezzi, ma fino al quarto mitico “Every You Every Me”, già cantato da tutti a squarciagola, c’era qualche problema di bilanciamento della voce e non si sentiva benissimo. Poi invece è andato tutto alla grande. È stato più un “the best of” che un concerto per presentare l’ultimo lavoro. Ho ascoltato bellissimi pezzi storici come “Twenty Years”, fatta probabilmente per festeggiare i loro vent’anni di carriera. E ancora “Special Needs”, “Meds”, “Special K”, “The Bitter End” e “Song to Say Goodbye” che forse è il mio pezzo preferito. Splendida la cover di Kate Bush “Running Up That Hill (A Deal with God)”! fatta nel bis. E il concerto si è chiuso dopo poco meno di due ore con “Infra-red”. Molto bravi tutti i musicisti ma ovviamente gli occhi sono stati tutti puntati sui due membri storici, lo zoccolo duro dei Placebo: Brian Molko dalla voce inconfondibile e Stefan Olsdal, il bassista, definito durante il concerto da Brian “The Queen of Sweden”… e non aggiungo altro! E devo dire, come appunto finale, che ho molto apprezzato gli splendidi effetti psicadelici degli schermi dietro al palco! Placebo are the real rock of the future! @PLACEBOWORLD

domenica 26 aprile 2015

Cristina Donà, 18 Aprile 2015, Muzic Off, Modena


Dopo un po’ di tempo che non si assiste ad un Concerto di Cristina Donà, si tende sistematicamente a dimenticare il suo straordinario talento. Rimane piacevole da ascoltare sui suoi dischi e si apprezza la poeticità dei suoi testi. Ma dalla sua musica registrata non si riesce a comprendere quale straordinario essere umano sia lei davvero. Poi la si va ad ascoltare. Magari in un piccolo locale di provincia, magari stando sotto il palco a un metro e mezzo da lei. E allora si rimane quasi esterrefatti dinnanzi al suo immenso potere artistico, alla simpatia e alla vivacità del suo modo di fare, alla sua eccezionale capacità si stare contemporaneamente sul palco e tra il pubblico. Cristina è modesta e sincera, ma allo stesso tempo è un’artista con pochi eguali nella scena alternative italiana. Il concerto era solo a due – lei e un bravissimo polistrumentista – ma la band non è proprio macata: lei ha supplito con la voce e la chitarra, a un’intera orchestra! Ha dedicato la prima parte del concerto al suo nuovo album (“Così vicini”) e la seconda parte ai pezzi degli album precedenti, assecondando anche parecchie richieste. A cantato fino quasi all’una di notte e la cosa bella è che c’è stato un dialogo costante con il pubblico. Cristina, spero di rivederti presto!

venerdì 24 aprile 2015

Carmen Consoli, 16 Aprile 2015, Palapanini, Modena


Ci sono amori che non finiscono mai. Ho iniziato ad ascoltare Carmen che ero poco più di un ragazzino. E sono ancora che qui che l’ascolto, ammirato. Sì perché ogni volta che la vedo e la sento dal vivo, la sensazione che per prima sgorga dal mio cuore è proprio l’ammirazione. Carmen è una donna eccezionale che nonostante il successo ha continuato ad essere fedele a se stessa, raccontando con modestia le storie delle persone e dei luoghi che incontra nella sua vita, con grande poesia e freschezza, allo stesso tempo. Dopo 5 anni è tornata sul palco, da mamma, ancora più rock che in passato. Un concerto bellissimo che mi ha fatto tornare giovane in un attimo. Dai vecchi successi ai pezzi del nuovo album, “L’abitudine di tornare”. Carmen ha aperto lo spettacolo con una super rock “La signora del quinto piano” che racconta in modo esplicito e senza tanti fronzoli quanto il tema della violenza sulle donne sia considerato solo per facciata: ma le donne vittime di stalking sono di fatto sole… “non vi è ragione alcuna di avere paura, di avere paura, questa la conclusione dei funzionari della questura”. Poi una fila infinita di successi: dopo mezz’ora ero già afono! Ma lei non ha accennato a cedere per più di due ore: ha dimostrato di essere davvero “Per niente stanca”. Il regalo più bello della serata? “Autunno dolciastro”: un pezzo molto vecchio che per me ha significato tantissimo alla fine degli anni novanta. Avevamo i posti a sedere in tribuna ma dopo aver un po’ ci siamo stancati e siamo corsi in mezzo alla folla, sotto il palco per vedere Carmen da vicino. I suoi lineamenti sono stati addolciti dalla maternità ed è sempre più bella! La canzone finale, con cui ha chiuso il concerto , sola con la sua chitarra, è stata la dolcissima “Piccola magia” dedicata al suo pargolo. Carmen rimane la numero un Italia per me!

domenica 24 agosto 2014

Sinead O’Connor, 22 Agosto 2014, Santo Stefano di Magra – Area Ex Vaccari


È stata una Sinead O’Connor eccezionale quella che ho visto venerdì 22 Agosto a Santo Stefano di Magra. Appena seduti, mezz’ora prima del concerto la abbiamo vista accanto al palco “allenarsi”… come? Una specie di jogging sul posto.. semplicemente.. con jeans e camicia blu.. e il classico look rasato (niente parrucche come nella copertina del cd). Da subito l’ho vista molto in forma: dimagrita e assolutamente giovanile. Molto meglio di quando l’ho vista a Milano o a Genova le ultime volte. E vocalmente rimane unica e potente! Ha aperto il concerto con la splendida “Queen of Denmark” con cui ha messo a tacere gli ultimi chiacchiericci con la potenza vocale improvvisa che ha ammutolito tutti. Ed è stato subito chiaro che la “nuova” Sinead fa ROCK. Poi la divertentissima “4 th & Vine” con cui ha da subito invitato chi volesse a ballare sotto il palco. Poi il nuovo singolo molto orecchiabile “Take me to Church” e la potente “8 good reasons” sempre dal nuovo album, con cui ha chiarito che anche come song writer lei è ancora sul pezzo, eccome. Bellissima e forte da riascoltare “No man’s woman”, inno all’indipendenza e alla spiritualità femminili. Il singolo delizioso del penultimo album “The wolf is gettin married” non poteva mancare! Poi un pezzo che ha stupito: la nuova “Harbour”, profonda e viscerale. “In this heart” a cappella (prima sola poi con le voci di altri musicisti intrecciate) è stato per me il più bel regalo del concerto: non mi aspettavo un pezzo dal mio album preferito in assoluto, Universal Mother. “Nothing compare to you” non può essere saltata perché il pubblico la ama troppo. Altra bella sorpresa è stata “Thank you for hearing me” in cui la voce sale e sale e manda in estasi! Di nuovo due bei pezzi del nuovo album che ancora non ho ascoltato, rock con accenni blues: “The voice of my doctor” e “Dense water”: decisamente il nuovo album va preso. Dopo la vecchia ma attualissima “The emperor new clothes”, Sinead ha chiuso con “The last days of our aquietance”: chi ha chiuso una storia d’amore importante non può che sentire forte dentro questo pezzo. Poi un encore con due ultimi brani, eseguiti da sola e con il suo tastierista, “Kisses like mine” e “Street cars”, tratti sempre dall’album in uscita “I'm not Bossy, I'm the Boss”. Poi una sorta di ninna nanna a cappella per augurarci un buon sonno. E ci ha salutato. Una chicca: durante il concerto un ragazzo ha gridato a Sinead “We love you” e lei ha risposto “I love me too”… come biasimarla? Tra un pezzo e l’altro Sinead ha ringraziato moltissimo con dei “Thank you” sussurrati e ripetuti, tipo mantra. Questo è ciò che gira in testa mentre scrivo queste parole: grazie Sinead!

mercoledì 13 agosto 2014

Belle and Sebastian, 8 Agosto 2014, Cesena – Rocca Malatestiana

Sono passati un sacco di anni da quando ho visto l’ultima volta i Belle and Sebastian. Era il lontano 2006 e ancora non esisteva nemmeno questo blog. Allora ero un ex neo-laureato ancora pieno di speranze e ora invece sono uno dei tanti nelle file dei delusi dal mondo del lavoro. Però la musica dei B&S è una delle costanti di tutti questi anni. Rivederli è stato un tuffo nel passato ma non mi ha preso la nostalgia. Stuart e la sua band di musicisti hanno ancora tanta voglia di divertirsi e di divertire, presentando i loro vagheggiati anni 70 fatti di ragazzi che escono da scuola e girano per i parchi della periferia di Glasgow raccontandosi storie. Per Stuart quello è un mondo da cui scaturisce una fonte di ispirazione infinita. Il concerto si è aperto con uno strumentale ("Judy is a dick slap") e subito dopo la divertentissima “I'm A Cuckoo”. Poi un pezzo del penultimo album che ho cantato per anni senza sosta perché è una di quelle canzoni che mettono sempre di buon umore: “Another sunny day”. Poi un pezzo vecchissimo che io adoro letteralmente e che mi ricorda tante passate lacrime: “Dog on wheel” (non me lo aspettavo, momento di commozione). Poi “I want the world to stop”: chi non ha mai voluto che il mondo per un attimo si fermasse? Poi “If she wants me” e la splendida ballata “Piazza NY catcher”. Poi il microfono lead vocal è passato al buon Steve che ha cantato la misconosciuta ma gradevole “Travelling light”. Poi “Suki in the grave yard” e “Mayfly” (pezzo esistenziale che amo molto). Poi “I didn’t see it coming” e “The wrong girl”: nel frattempo il caro Stuart, sempre saltellante e atletico, accompagnato da due donzelle scelte dalle prime file del pubblico, è andato a cantare e ballare sulle mura della rocca, esattamente davanti alla luna quasi piena! Momento topico con “The boy with the Arab strap”: altre ragazze dal pubblico chiamate a ballare sul palco con la band e tripudio di cori dal pubblico. Devo dire che in questo concerto mi sono stupito di quante persone nel pubblico conoscessero i testi: sono abituato ad essere uno dei pochi che canticchia! Poi “Legal man” e – a grande sorpresa – il primo singolo in assoluto dei B&S “The state I am in” che io considero un capolavoro della musica. Detto ciò la band è uscita e dopo una marea di applausi e richiami ci ha donato un solo encore: “Me and the major”. Devo dire che mi aspettavo un concerto più lungo. Inoltre con grande dispiacere devo ammettere che Stuart non era in gran forma vocalmente, o almeno così mi è parso. In compenso l’ho visto molto attivo, simpatico e interattivo. Comunque grandi B&S, grazie per avermi permesso di visitare il vostro mondo ancora una volta!

mercoledì 4 giugno 2014

Tori Amos, 3 Giugno 2014, Teatro Nazionale, Milano

Vedere Tori dal vivo è per me ormai divenuto un rituale. Da più di 10 anni la seguo in giro per l’Italia e non solo e non mi preoccupo di cadere nella banalità nel dire che è probabilmente la mia artista preferita: l’unica vera ed inesauribile fonte di ispirazione per me.. non è forse questo lo scopo ultimo dell’arte? Ieri sera a Milano l’ho vista in forma. Straordinariamente in forma in tutti i sensi. Come forse non era da diversi anni. Era sola con il suo piano Bosendorf e altre tastiere.. ma nessun musicista. Forse anche per questo, tornando nella sua dimensione ideale, ha potuto esprimersi in tutta la sua forza. Più che presentare il suo nuovo album “Unrepeted Gerarldines”, di cui ha fatto solo due pezzi, ha suonato pezzi più o meno distanti nel tempo, dando una panoramica della sua straordinaria carriera artistica. Ha aperto come sempre con “Parasol” che live sembra un pezzo cento volte più bello rispetto a quello della versione di studio. Poi “Spacedog” che non mi aspettavo. Poi ha infilato un quartetto di pezzi che mi hanno spiazzato emotivamente e li ha eseguiti in maniera superba: “Silent all these years” è un pezzo che per me ha un valore emotiva straordinario.. e non aggiungo altro; poi una straordinaria “Black Dove” e “Cooling”..che per me rimane una delle vette della sua poesia.. dopo “ Concertina” e la nuova “Forest of glass”, la preghiera di “Your cloud” ha disteso i nervi iperattivi a cause delle forti emozioni provate. Nell’angolo delle cover (Lizard Lounge) ha cantato “Over the rainbow” e “Time” di cui ha scordato le parole a un certo punto ... ma ha rimediato con simpatia ironizzando sul fatto che ormai ha 50 anni!. Poi “Not the red Baron”, “The power of orange knickers” e “Another girl's paradise”: pezzi che negli album non sono certo fra i miei preferiti ma che relizzati con così tanta carica e passione, sono davvero bellissimi! Splendida anche “In the springtime of his voodoo” che conosco poco e mi ha davvero emozionato. “Cornflake girl” con la base registrata non mi ha invece entusiasmato.. Dopo una preve uscita e uno scroscio di applausi e rientrata per l’Encore. “Take to the sky”, “16 shades of blue” (dal nuovo album) e la chiusura epocale con “1000 oceans”... mi ha fatto piangere... e ho avuto l’impressione che anche lei si stesse commuovendo... Grande Tori! Evergreen!

martedì 30 luglio 2013

Sigur Ròs, 27 luglio 2013, Lucca – Piazza Napoleone


Se penso alla prima volta che ho visto Jònsi e soci nel 2008, mi sembra passato poco tempo. E invece sono ben 5 anni da quando ho scritto questa recensione su questo blog. Aiuto quanto velocemente passa il tempo! Non è invece passata la verve a questo gruppo islandese. Anzi si sono ulteriormente evoluti senza però abbandonare la loro strada alternativa. Nella cornice di una splendida Lucca sempre più internationally crowded i Sigur hanno presentato i brani del nuovo disco Kveikur e suonato vecchi successi. Rispetto al lontano 2008 ho notato una maggiore aggressività nel sound, sempre più rock e sempre meno soft new age. Anche se è difficilissimo classificare la musica dei Sigur Ròs, definita semplicemente come “post – rock”: termine che non disdegno in quanto ne condivido il significato letterale, qualcosa che viene dal rock ma dopo il rock stesso. Con i Sigur siamo di fronte a qualcosa di nuovo che crea un’atmosfera mistica e allo stesso tempo dissacrante. Jònsi con il suo falsetto particolare e la strana pronuncia di una lingua – l’islandese appunto – a tutti sconosciuta, insieme ai giochi di luci e agli intrecci degli strumenti, fanno pensare a un gigantesco rituale, una sorta di invocazione agli antichi dei nordici. Quelli che hanno guidato gli antichi scandinavi verso la terra del fuoco e del ghiaccio e poi oltre fino alle Americhe. Ci si deve lasciare andare per apprezzare a pieno questa musica. Quasi due ore di concerto da viversi come un percorso catartico. Ancora una volta la stravagante atmosfera che questo gruppo fa calare sulla platea attonita mi fa pensare alla particolarità della terra di Islanda su cui prima o poi vorrei camminare. Grazie Sigur!

giovedì 25 aprile 2013

Asaf Avidan, 23 Aprile 2013, Alcatraz, Milano

Asaf è un ragazzo israeliano classe 1980 che fa il cantautore da circa 6 anni. È vissuto nel perfetto anonimato fino a ché un dj tedesco ha remixato un suo brano (Reckoning song) e quel pezzo ha fatto il giro del mondo. Il ragazzo (quelli dell’80 sono ancora ragazzi, chiaro?!) ha una particolarità che lo distingue da chiunque altro in vita in questo momento (almeno tra quelli che conosco io): una voce che fa paura….. non è assolutamente attribuibile al corpo di uomo mingherlino che ci si vede davanti… non si capisce come possa uscire tutta quella graffiante potenza rock da quella bocca. Da molti la voce di Asaf è stata paragonata a quella di Janis Joplin con qualche sfumatura alla Jeff Buckley e sentendolo dal vivo per la prima volta, con un po’ di imbarazzo devo dire che questi paragoni altisonanti, che inizialmente mi parevano un po’ bestemmie musicali, sono assolutamente fondati. Asaf conosce questo grande dono che ha e lo sfrutta bene. Sa impressionare il pubblico con improvvise urla, vocalizzi acrobatici, inaspettati colpi di voce, senza nessun preavviso. Ogni pezzo può diventare una sorpresa e stupire. Ho apprezzato molto anche i musicisti della band e il sound rock west coast che hanno prodotto tutti insieme: ne avevo bisogno. Anche i pezzi di Avidan sono belli e ricercati, anche se i testi sono certamente adombrati dalla qualità vocale che lascia sbigottiti. Asaf inoltre è molto bravo a favorire l’empatia con il pubblico. Racconta storie, parla molto, coinvolge nei pezzi: questa qualità è sempre molto apprezzata in un concerto. Ho ancora nelle orecchie la chiusura esplosiva con “Her lies”, un perfetto modo di trasformare rabbia e delusione in poesia rock! Sentiremo parlare molto di Asaf Avidan nei prossimi anni, ne sono sicuro.

lunedì 29 ottobre 2012

The Cranberries, 28 Ottobre 2012, Palafabris, Padova




 
 
 
 
 
 
 
 
 
Solo due parole sul bel concerto di ieri sera a Padova, quello dei grandi Cranberries. Dopo tanti anni rivedere coloro che sono stati la colonna sonora della mia adolescenza e della mia giovinezza, è stata un’emozione grande… anche se mi sono accorto che sono passati vent’anni e sono vecchio! I nostri sono sempre gli stessi, stessa formazione, si sono sciolti e poi sono tornati insieme. Sui loro volti si vedono gli anni che sono passati… tranne ovviamente che su quello di Dolores O’Riordan che è sempre la stessa. È entrata con un bellissimo corpetto rosso con mantello nero cantando “Analyse”. Poi la bellissima “Animal Instinct” e una inaspettata, “How” (un pezzo del 1992 che adoravo!): nonostante inizialmente l’acustica fosse terribile, si è subito capito che i ragazzi (si fa per dire) sono in gran forma: voce eccezionale e grandi musicisti (poi per fortuna l’acustica è migliorata). Un allegra “Just my imagination” che mi ricorda un’estate favolosa di spensieratezza di tantissimi anni fa. Una nostalgia pazzesca con “When you’re gone” mentre l’enorme telo di velluto dietro la band risplendeva di rosso. Poi ancora pezzi dal primo album dei primi anni 90: “Wanted”, “Waltzing back”, “Sunday”… mi sono rivisto davvero ragazzino… quella disperazione pura della pre-adolescenza che non avrei mai pensato di rimpiangere. Un accenno solo alla carriera solista con “Ordinary day”. Qualcosa anche dal nuovissimo album di ritorno sulle scene che ancora non ho digerito: “Tomorrow” e “Show me”. Dopo la bellissima “Be with you” cantata a squarciagola, primo cambio di abito di Dolores, tornata in tutù nero! Poi uno dei miei pezzi preferiti in assoluto: “Empty”.. quanta ispirazione mi hanno dato quelle parole negli ultimi 18 anni di vita. Seguita dalla tristissima “21” e “Linger”. Da un estremo all’altro: delirio di salti e urla con “Salvation”, “Ridicolous thoughts” e “Zombie” (con tanto di bandiera irlandese lanciata sul palco!). Poi ultimo cambio di abito: abito lungo e bianco (l’opposto del precedente). E poi Dolores mi ha fatto il regalo della serata: “No need to argue” da sola con chitarra e voce (potrei scrivere una parte della mia vita con il solo testo di questo pezzo: alla fine sono un ragazzo semplice). Ultima botta di vita con “Promises “ e il suo rock robusto.. poi saluti e baci con la solita canzone di chiusura “Dreams”. Dolores sei ancora grande: per te il tempo non si è fermato e la tua musica è ancora in splendida forma. Io invece ascoltandoti ho sentito tutti gli anni che ho, uno per uno.

lunedì 30 luglio 2012

Damien Rice, 27 Luglio 2012, Motovelodromo, Ferrara



È straordinario rivedere uno dei miei artisti preferiti in assoluto dopo 5 anni e trovare che ancora sa suscitare fortissime emozioni nonostante – emotivamente parlando – siano in realtà passati 5 secoli nella mia vita da quel lontano luglio 2007. Damien Rice, il grande cantautore irlandese che ha stupito il mondo con la sua poesia, provando quanta ispirazione ci sia ancora nel mondo di oggi, era a Ferrara lo scorso venerdì. Avrebbe dovuto esibirsi, come la scorsa volta, nel cortile del palazzo estense, ma ancora una volta il terremoto che ha devastato l’Emilia ha costretto a spostare lo spettacolo al Motovelodromo che manca della poesia dell’altra cornice. Ma ci ha pensato Damien ad aggiungere la poesia che mancava, con un’esibizione eccezionale. Da solo sul palco per più di due ore – con due soli brevi interventi di percussionisti – Damien ha dimostrato, a mio parere, di avere mantenuto la sua straordinaria capacità di rendere quotidiana e accessibile la poesia attraverso le canzoni, e di avere allo stesso tempo migliorato le sue doti di musicista come cantante, chitarrista e pianista. Ha iniziato salutando in italiano (ricordando che ha vissuto in Toscana facendo il mezzadro, prima di riprovarci con la musica nella natia Dublino!) e raccontando un aneddoto: cosa farebbe un giovane ragazzo se ogni giorno avesse un milione di euro da spendere? Ebbene, ciò non è vero ma egli ha pur sempre ogni giorno un milione di spermatozoi … così è partito con “The professor and la fille danse” il bellissimo pezzo metà in inglese e metà in francese (come amo il multilinguismo!). Poi la dolcissima “Delicate” che il pubblico ha adorato. Poi un po’ di carica con la splendida ballata “Coconut skins” con cui già qualcuno si è alzato in piedi e ha iniziato a battere le mani a tempo. Poi è stata la volta di “Fool” uno dei molti pezzi che lui esegue dal vivo ogni tanto ma che non sono mai stati pubblicati: io penso che un vero artista debba avere un serbatoio di canzoni che non si riducono alle fredde liste del retro di copertina dei cd: “Fool” mi ha sopreso, non mi aspettavo un pezzo nuovo. Poi Damien ha lasciato la sua amata chitarra classica e si è messo al piano per fare la splendida “9 crimes”, seguita da uno dei miei pezzi preferiti “I remember”: si tratta di un pezzo incredibilmente nostalgico ma lui lo ha introdotto in modo spiritoso dicendo che è uno dei pezzi di cui si dimentica spesso il testo nonostante di intitoli così! (il testo lo sapeva poi benissimo…). Subito dopo “Elephant” si è rivolto direttamente al pubblico chiedendoci che cosa volevamo sentire: in vari hanno risposto “Insane” un pezzo bellissimo e vecchissimo, scritto prima dell’inizio della sua avventura solista: e lui l’ha fatta! Non l’avevo mai sentito e ha un testo favoloso. Si è poi rimesso al piano e ha fatto “Accidental babies” che mi ha commosso: è stato per me il momento emotivamente più intenso del concerto. Ma Damien non aveva smesso di stupire: ha chiamato il pubblico vicino (tutti di corsa sotto il palco) e ha suonato “Cannonball” senza microfono e senza elettricità: this is the real unplugged! Con “Volcano” ha coinvolto il pubblico facendolo cantare a pezzi la canzone in base alla zona in cui ci si trovava (e ci ha detto che siamo stati bravissimi). Per suonare “Cold water” ha chiesto di spegnere tutte le luci del palco: siamo rimasti al buio sotto la luna ad ascoltarlo. Poi finalmente ha fatto “The blower’s daughter” che hanno cantato in tanti con lui. E infine ha preparato una grande sorpresa: ha inscenato una sorta di sketch teatrale; ha invitato una ragazza sul palco (pare una sua amica) poi l’ha fatta accomodare insieme a lui accanto a un tavolino su cui erano posati una bottiglia di vino italiano e due bicchieri: ecco che i due si sono scolati la bottiglia mentre lui raccontava di questo incontro in un pub di Dublino tra un ragazzo e una ragazza, un incontro bellissimo che però non finisce bene in quanto poi lei dice di essere già impegnata. Finito il racconto ha cantato “Cheers darlin’” facendo finta (?) di essere ubriaco… e scambiandosi la sigaretta con la ragazza rimasta al tavolino.. splendida esibizione con cui ha salutato e concluso. Nessun nuovo album per Damien Rice ma un’eccezionale riproposizione dei pezzi che lo hanno reso così amato in tutto il mondo, dagli album “O” e “9”. Ma soprattutto Damien a Ferrara aveva tanta voglia di raccontare, di raccontarsi e di interagire con il pubblico. Otre la grande stima verso l’artista e verso l’uomo che ha saputo affrontare il successo in un modo originale senza farsi troppo coinvolgere, Damien per me rappresenta tutto ciò che vorrei essere e che mai sarò. Nessuna invidia, solo grande ammirazione e un po’ di amarezza nei confronti della mia mediocrità artistica.