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martedì 11 giugno 2013

Bastano












Bastano solo poche ore
per soffocare il futuro.

E la notte è l'ombra di un abbraccio
mai stretto abbastanza.

lunedì 10 giugno 2013

I have been pondering

L’incertezza continua uccide lentamente come un veleno. Oppure rende progressivamente immuni al veleno stesso. È stato un weekend di continua alternanza fra pioggia e sole. Un po’ come la vita. La mia vita. Un continuo salire per poi accorgersi che si è finiti immensamente in basso. Un cadere in fondo all’abisso e scoprire davanti a sé il cielo. Nel fondo dell’inferno c’è una porta che consente di raggiungere la redenzione del purgatorio. Troppe volte ormai ho passato le notti ad osservarmi nella mia stessa camera ardente. Convinto di essere morto. Di avere perso troppo per poter continuare a vivere. È giunto il momento di accettare che non vi è alcuna certezza che consenta di non trasformarsi. La trasformazione è l’unica certezza. Neppure la morte è altrettanto certa. Osservo le montagne assorbire l’ennesimo diluvio. E quasi mi pare di sentire il Tirreno al di là di esse, gorgogliare potente in attesa della notte. Sento che lentamente la mia emotività si sta asciugando. Come accadrà all’acqua che ha invaso la valle non appena scoppierà l’estate. Non soffro più come prima. Non mi entusiasma più nulla. Non ricordo più chi ha toccato la mia pelle e chi ha respirato sul mio cuore. Non mi chiedo più chi lo farà in futuro. Diverrò solo un frammento di ciò che pensavo di essere. E successivamente, solo polvere nel vento. In attesa di trasformazione. “Oh I have been wandering, where I have been pondering, where I've been lately is no concern of yours; who's been touching my skin, who have I been letting shy and tired, eyed am I today”. 

Le parti in inglese sono tratte da “Sophia” di Laura Marling

lunedì 17 settembre 2012

Can't seem to find my way out

Ho atteso ore e giorni interminabili, nella speranza di un verso, di una melodia, con cui sfogare questo dolore sordo e inconfessabile. Ma non è arrivato nulla. E il disagio non è diminuito. Ho sempre pensato che i dolori troppo profondi fossero muti. E allora eccomi qui, nudo, a cercare le parole senza metafore e senza note. Parole nere su fondo bianco, senza orpelli. Per ammettere ciò che vorrei sublimare ma che è troppo basso per salire al di sopra del mio ventre. Ci sono a volte fantasmi del passato che si pensava sconfitti e invece hanno solo atteso per anni il loro momento di tornare. E tornano con una forza maggiore data dalla rinnovata consapevolezza. Mi ricordo di te con una lucidità spaventosa, nonostante siano passati più di dieci anni. Ricordo che tutti pensavano avresti fatto cose grandi nella tua vita. Così come dicevano di me. Eravamo sempre io e te a contenderci le lodi e tra noi c’era una sorta di rivalità cordiale che non è mai sfociata né nell’amicizia né nell’astio. Non avrei pensato che in quegli anni si decidesse così tanto del mio futuro. Qualche scelta sbagliata può rovinare tutto. Ora ti ritrovo e la distanza fra noi è divenuta incolmabile. Ti vedo dire “Stop whining, stand up and start again!”. E penso quanto ciò sia vero ma anche immensamente indigesto. Spesso in questi anni ho pensato di fare scelte giuste per il mio futuro. Ma ancora più spesso non sono stato io a scegliere, ma la paura lo ha fatto per me. Paura di cosa? Di mettermi in gioco, di mostrare quanto poco possa valere, di ostentare la mia mediocrità, di abbandonare le persone e i luoghi che mi hanno cresciuto. Ho scelto di non scegliere. Ho lasciato che le cose accadessero. E solo ora mi rendo conto di quante possibilità ho perso. Avevamo in mano la stessa immensa forza, le stesse opportunità. Ma tu ora sei un astro splendente nel cielo sopra San Francisco mentre io sono solamente un puntino nero e insignificante nella moltitudine dei mediocri. Vorrei smettere di piagnucolare e provare di nuovo. Ma ormai mi sembra inutile combattere. Ci sono situazioni che non possono essere recuperate. Per cosa ho sacrificato tutte le mie potenzialità? Mentre corro disperato davanti al tramonto osservo le colline incorniciare la città e annuso l’odore della prima vendemmia. È per questo che ho rinunciato a partire per un futuro nuovo? Per l’ansia di rimanere qui? Oh quale immenso fallimento! Sento le sinapsi azzardare collegamenti spaventosi. Penso alle persone che ho incontrato in questi anni e che mi hanno aiutato a credere di essere più di quello che in realtà non sia, che mi hanno insegnato ad accontentarmi di questo misero vento fra le mani. Penso alla poesia e alla musica che mi hanno distratto e anestetizzato dall’antica ambizione di dimostrare il mio valore, insegnandomi la religione della rinuncia. Penso alla debolezza della mia mente che negli anni ha perso la capacità e l’attitudine alla sfida e al confronto, accontentandosi di un angolo di finta superbia. Penso al mio corpo reso inutile dallo sconforto progressivo. Ora non mi resta che constatare quello che sono diventato e mettere in fila tutti gli errori che lo hanno permesso. Vorrei trovare la forza di reagire. Vorrei evitare di ritirarmi nella penombra della vergogna per non mostrare la mia mediocrità. Non riesco a vedere una via di uscita. “I can't seem to find my way out of this hunting ground .. from here crystal meth in metres of millions in the end all we have soul blueprint”. Solo morte e rinascita.

Le parti in inglese alla fine del brano sono tratte da “I can’t see New York” by Tori Amos

domenica 19 agosto 2012

32 suns


Nature I am
Your servant as in the past
Nothing I can do
Without asking suggestion, to you

Drought is painting
New colours in the wood
No more the green
But tones of brown and yellow, on you

I am the same sailor
Without voice I sing on
A new ode to you

And so I create shadows just to see the light
And so I cry for hours just to love a smile
I’ve hands so full of colours but I use just black and white
My future has to be free from the blames and the lies

And now I hear a whistle in the wood so kind
And once again I think may be the gentle tribe
I wait for meet the gods since I was a little child
To know about the secrets that create the world divine

They say I am
No more a boy but a man
32 suns
Are passed over my head, today

They say it is
No more the time to believe
Into the myths
Oracles and spirits, I see

I’ve the little pleasure
To take all my values
Inside to you

And so I create shadows just to see the light
And so I cry for hours just to love a smile
I’ve hands so full of colours but I use just black and white
My future has to be free from the blames and the lies

And now I hear a whistle in the wood so kind
And once again I think may be the gentle tribe
I wait for meet the gods since I was a little child
To know about the secrets that create the world divine

martedì 23 giugno 2009

Secluted by the West


È strano come l’oceano rimanga sempre uguale a se stesso. Anche se le coste che lambisce sono completamente differenti. Anche 700 km più a sud. Anche se sono solo, questa volta. Solo con l’oceano. Con lui proseguo un dialogo iniziato dieci anni fa sulle coste dell’Irlanda. E continuato ogni anno… dalle coste inglesi, gallesi, bretoni, di nuovo irlandesi.. e ora portoghesi. Io che ogni hanno mi ritrovo diverso davanti a lui. E lui che invece è sempre lo stesso, perché cambia in ogni istante. Per lui esiste solo il presente. Mi ha detto che il passato, con i suoi ricordi di frecce appuntite, è come uno scoglio sommerso dalle acque che mai più rivedrà il sole. Mi ha detto che il futuro è un orizzonte di specchio, proiettato verso il cielo, su cui noi non potremo mai vederci riflessi. Le onde si infrangono e poi non esistono più. Così è il nostro tempo umano. Così siamo noi. Solamente istanti. Inutile pensare a tutto ciò che ho perso o a tutto ciò che potrò avere. Non possediamo nulla, nemmeno noi stessi. E non mi rimane che stare qui. In questa terra segregata dall’ovest. Con la mia Cerveja nella mano. Con il vento che sa di sale tra i capelli. Con questa urgente fame di gioia. Con l’ora della sera che cola sottile dal cielo. Con la musica dietro la siepe. E con l’oceano infinito che mi bagna l’anima.

Viana do Castelo – Portugal – 19th June 2009

venerdì 12 giugno 2009

Two years among the brambles


Qui il cielo sembra ancora lontanissimo dal diventare cupo. C’è ancora un chiarore diffuso. Eppure fra meno di due ore la luna farà la sua comparsa. A decretare la fine di questa lunghissima giornata. Il Solstizio è vicino e lo sento nelle ossa e sulla pelle, mentre contemplo la malinconica campagna ormai estiva. Raccolgo grappoli di solitudine e li appendo ad asciugare sopra alla mia anima, per bagnarla ed impedirle di inaridirsi. Forse è questa l’unica cosa di cui ho ancora paura. Che la mia anima diventi sterile, che non sappia più distinguere la purezza di un sentimento o di un’ispirazione. Anche per questo due anni fa ho deciso di costruirle questa casa tra i rovi. In modo che muovendosi tra di essi continuasse a pungersi e col sangue distillasse poesia e vita. Sì, oggi sono due anni che ho aperto questo blog. E non è mai stato così silenzioso. Sono passate tante persone di qui. Hanno attraversato il roveto senza paura di pungersi e mi hanno toccato. Altre mi hanno solo sfiorato. Molte hanno lasciato la loro lieve traccia. A tutte va la gratitudine della mia anima sola, intrappolata fra i rovi. Ora purtroppo molte persone non passano più di qua. Altre sono rimaste e la loro presenza è divenuta indispensabile. Con loro mi risulta ormai molto difficile giocare a nascondino tra le mie parole appuntite. Spesso sanno bene dove mi nascondo. Qui ora regna un silenzio malinconico che però, ancora una volta, rispecchia ciò che prova la mia anima in questo periodo. Avara di parole, vaga tra le foglie scure dei rovi in cerca di vita.
Grazie a tutti
Daniel

domenica 4 gennaio 2009

Sono un pensiero sono musica


L’anno purtroppo si apre in modo tragico. Solo con il termine tragedia può essere descritto ciò che è avvenuto a Valentina Giovagnini, artista che amavo molto fin dalla sua comparsa nel Sanremo del 2002. Valentina è morta a soli 28 anni in un incidente stradale nella notte fra il 2 e il 3 gennaio: la sua macchina si è schiantata nel pomeriggio del 2 contro un albero, lungo la strada fra Pozzo della Chiana e Foiano (AR), vicinissima a casa. Una beffa del destino che spezza una vita giovane e un grande talento. Valentina aveva portato sul palco dell’Ariston un modo di fare musica che sorrideva al sound celtico e, cosa ancora più straordinaria, lo aveva fatto cantando in italiano. Non solo la voce dolcissima con un’intonazione leggermente drammatica e folk, ricordava le voci delle cantautrici celtiche più famose, ma aveva portato anche uno strumento celtico per eccellenza, sul palco della più grande manifestazione canora italiana: la cornamusa. Già dalla sua esibizione sanremese mi aveva colpito molto, e mi ero subito procurato il cd (cosa rara per uno come me che non segue quasi per niente la musica italiana). E quel cd, “Creatura nuda”, mi era piaciuto moltissimo. Perché oltre ad apprezzarne l’aspetto musicale, la sua voce e gli arrangiamenti, mi avevano colpito i testi che suggerivano anche un percorso spirituale di ispirazione celtica, che sento molto vicino. Tra tutti i pezzi, cito alcune parti di “Metamorfosi”: “Non esisto solo qui l'universo è in me come un fiore all'innocenza tornerò, la mia linfa salirà fino al cuore e poi dalle braccia rami nuovi allungherò … mi libererò falco io sarò la natura che si risveglia per l’eternità mi trasformerò…. quanti volti avrò quante verità prima di incontrarmi con me”. Per questo ho ascoltato quel cd fino a consumarlo… e la sua voce, dolce e carica di emotività crepuscolare, mi è divenuta famigliare. Le sue parole si sono fuse con la mia personale consapevolezza. Dopo Sanremo c’è stato un singolo, nel 2003, e concerti in giro per l’Italia, con un gruppo che aveva chiamato “Ogham”, il nome dell’alfabeto celtico degli alberi, il linguaggio del bosco. Aveva imparato bene a suonare la cornamusa e accostava lo strumento alla sua voce. Purtroppo non era più riuscita a tornare a Sanremo e, per sua stessa ammissione, aveva incontrato persone sbagliate, che le avevano fatto perdere molto tempo. Come al solito, il pessimo mondo della discografia italiana non permette ai veri talenti di uscire davvero. Poi finalmente a novembre l’annuncio: nei primi mesi del 2009 sarebbe finalmente uscito il nuovo album. Ma ora la cronaca atroce parla da sé. Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere Valentina, né di assistere a un suo concerto, e oggi questa cosa mi brucia ovviamente molto. Le affinità musicali e non solo avrebbero certamente creato i presupposti per uno splendido incontro. Ho così vissuto la musica di Valentina solo nell’intimo del mio ascolto, in solitudine. Senza condividere le emozioni che mi ha dato con nessuno. Solo ora ne parlo. In sua memoria. Con questo dolore e senso di ingiustizia dentro. Ma anche con un grande grazie per lei e la sua anima meravigliosa che mi nasce direttamente dal cuore. La sua voce sarà immortale dentro di me, come il suo ricordo. Voglio pensare che Valentina non sia morta proprio perché sopravvive come il fuoco senza fine dello spirito celtico in cui la sua anima aveva trovato conforto. Citando Yeats dal suo “Crepuscolo celtico”, lascio una dedica a Valentina: “Time drops in decay, like a candle burns out, and the mountains and the woods have their days have their days, but kindly old roots of the fire burn moods, you pass not away”. Valentina, io ti penso ora come le tue stesse parole mi suggeriscono: “Io sono in volo sono libera non ho confini intorno a me sono un pensiero sono musica” (da “Libera”); come uno splendido angelo: “Mi vesto come un angelo che sa che nelle ali ha nuove libertà e mi abbandono al gesto di volare via” (da “Il passo silenzioso della neve”). E ti mando il mio ringraziamento, ovunque tu sia.

venerdì 7 novembre 2008

No proper prayer


There’s not a proper prayer
For you my darling
There’s not a proper saying
It’s not enough
‘cause you entered in my heart
as no one else has done, till now

There’s not a proper pain
To feel today
In front of your sad death
Under this rain
I’m nothing but my tears
Without you all my fears, can grow

There’s not a proper joy
To think of you
Twenty years of toys
Always with you
So many gifts you gave
I haven’t deserved them, thank you

THANK YOU!

There’s not a proper heart
To contain all
The pain the death the life
Today I’ve got
Because we were a world
And now I’m left alone, alone

There’s not a proper place
To rot your bones
But it will be the same
Will rot my bones
Together on that hill
Near the Church and the Sacred Stones

There’s not a proper song
To write for you
No word can be enough strong
For what I feel
And songs are like the life
They’ve got to stop sometime.. somewhere

(Dedicated to my little black cat dead on 6th November 2008)

mercoledì 15 ottobre 2008

Get away


Sotto questa luna piena. La prima d’autunno. Sopra questa strada nera. Vestita di foglie. Io sono soltanto ciò che sento. Sono un fascio di sensazioni. Ossimori. Dolore e gioia. Morte e nascita. Perché la vita non si ferma mai. È come un elettrone impazzito che non trova più il suo nucleo. E precipita verso direzioni non definite. La vita non aspetta di essere ringraziata né di essere odiata. Passa sopra a qualsiasi dolore e a qualsiasi gioia. Nemmeno la morte la ferma. Nemmeno il rumore assordante di questi pensieri. La vita corre sempre più avanti di noi. E noi non la potremo raggiungere mai. Qui e ora le mie maschere si frantumano. Come cristallo sull’asfalto. Non più illusione ma solo spietata realtà. “This is not Hollywood like I understood”. E le immagini si intervallano nella mia mente senza sosta. Stanotte. Come prima di ogni partenza. Come se stessi sognando di vivere la vita di un altro. “I’ve got a picture in my head.. It’s me and you we are in bed.. I’ve got a picture in my room.. I will return there I presume”. Non serve piangere. Non basta ridere. Questa è l’ironia della vita. Siamo forti in nome della debolezza. Immensi quando ci sentiamo più piccoli del bambino che eravamo. “The greatest irony of all, should do all”. Tu mi hai detto che la vita va avanti e io ho fatto tesoro delle tue parole. Le ho scritte col sangue sul mio cuore bruciato. Ora ho capito che avevi ragione. E non mi resta che fuggire. Solo. “Get away, get away, is there anybody there?”.

Le parti in inglese sono tratte da “Hollywood” by The Cranberries

Ps. Domani mattina, fra qualche ora, parto per Zagabria (per lavoro, ahimè). Torno nel weekend. Un forte abbraccio a tutti. Grazie. Daniel.

giovedì 12 giugno 2008

One Year among the brambles



Piove a dirotto. Da questa grande finestra vedo i vetri piangere litri di acqua. E penso che vorrei essere altrove. Ma oggi è una giornata in cui vorrei stare in piedi per abbracciare tutti voi con le braccia spalancate. Per ringraziarvi. Sì cari miei perché oggi è un anno che sono tra questi rovi. Un anno esatto dall’apertura di questo blog. E sì che ho giocato a nascondino,ma tanti di voi mi hanno anche scovato tra un rovo e l’altro! È banale da dire ma sono molto contento di avere aperto questo blog. Io scrivo da sempre e un po’ di tutto. Ma prima di nascondermi fra questi rovi non avevo mai condiviso la maggior parte dei miei scritti. E, rispetto alla paura iniziale, devo dire di avere trovato sulla mia strada di blogger, piacevoli sorprese e persone di grande sensibilità. E sono entrato nei loro mondi scoprendo anime splendide. E ne sono felice. È passato tanto tempo da quando i primi commenti mi hanno fatto intuire che forse potevo anche essere letto da qualcuno. E che c’erano persone in grado di leggere davvero tra le righe. Ricordo ancora che piacere immenso mi aveva fatto leggere il primissimo intervento di Miss Gas! Che poi non si scrive per essere letti, io scrivevo anche prima nello stesso modo, ma certe parole e certe condivisioni fanno bene, inutile negarlo. Quindi grazie per avermi fatto compagnia fra i rovi per questo primo anno! Grazie davvero. Daniel.

martedì 20 maggio 2008

Escaping........


Sto fuggendo.
Mai come ora ne sono consapevole.
Fuggo da questa situazione insostenibile.
Fuggo dal dolore illudendomi che sia fuori e non dentro di me.
Fuggo da questa pioggia che non smette di affogare l’asfalto da giorni.
Fuggo dalle ferite grondanti di sangue che non vogliono mai rimarginarsi.
Fuggo da chi mi ha dimostrato che l’amore non esiste, se non come un volatile interesse dei sensi.
Fuggo senza speranze ma con la voglia di respirare aria pulita.
Fuggo e basta perché non c’è altro da fare.

Domani vado in Galles.
Starò una settimana.
Spero di tornare con qualcosa di nuovo da cui ripartire?
Magari….
Spero soltanto di respirare per qualche giorno.

Un abbraccio a tutti.
Grazie
Daniel

lunedì 31 dicembre 2007

Solo Musica. Nessun bilancio.

Ok. Mi piacerebbe chiudere l’anno con un post più leggero. Insomma “leggero” per modo di dire. Non vorrei cadere nei bilanci di fine anno, se no finisce male davvero. La mia testa è pesante di pensieri anche in questo ultimo pomeriggio dell’anno e come sempre cerco di alleggerirla con la Musica.. Io vivo di musica, anche quando non vivo. .. quindi mi sono detto, perché no? Ok io non amo le classifiche. Per niente. E non amo nemmeno recensire i cd. Come chi mi legge sa, parlo quasi esclusivamente dei live e non degli album da studio. Perché appartengo alla scuola che pensa che nel live l’artista dia il meglio (o il peggio…) di sé. Perché un live può stravolgere in positivo o in negativo il senso che hai dato ad un album. La musica poi, i testi e le emozioni che i pezzi mi danno, vengono fuori in ogni mio post. E quindi ho pensato di dire due parole due su quelli che considero i capolavori usciti nel 2007.. pochi album che hanno segnato il mio anno… perché ci sono stati tanti album belli .. e tantissimi orribili… ma pochi mi hanno colpito profondamente, forgiando il mio tempo e i miei umori in questo lungo anno. Ecco.. ne cito qualcuno (anche se chi mi segue saprà già i nomi degli artisti che sto per fare…)…



Come non partire da “American Doll Posse” di Tori Amos? Perché aspettavo quell’album da quando è uscito “The Beekeeper” che non mi ha convinto fino in fondo. E Mrs Amos è tornata a mio parere con un gran album. Pur se con alcune tracce discutibili da un punto di vista musicale, i testi e la grinta non lasciano dubbio: Tori è e rimane il top. Pezzi come “Smokey Joe” e “Dragon” sono sufficienti per parlare di un ritorno in grande stile. Ho amato ogni istante del concerto di Firenze a cui ho avuto la fortuna di assistere. Se poi aggiungo che prima del concerto ho anche potuto parlarle qualche istante… beh non ci sono parole… il mio amore verso questa grande donna cresce ogni anno.


Poi procediamo con il ritorno dei mitici grandi Radiohead con “In Rainbows”. Anche questo un ritorno atteso e carico di aspettative. E Thom e soci non si sono smentiti per niente. Un insieme perfetto di assonanze e dissonanze sonore che compongono uno stile definibile soltanto con la parola “Radiohead”. La voce di Thom mi è entrata da anni nel cuore e la trovo sempre più incisiva… mentre recita (cantare è poco per artisti come lui…) i testi tra l’intimistico e l’enigmatico.. Prima l’album scaricabile solo su internet (la nuova lezione dei Radiohead al mercato discografico) poi il cofanetto.. con altri pezzi… che sto ascoltando anche in questo preciso istante..


Ecco che nel mio ultimo soggiorno inglese mi sono imbattuto per caso davanti al nuovo album di PJ Harvey, “White Chalk”. Uscito senza clamore ed essenziale nella grafica della copertina, così come negli arrangiamenti dei pezzi. Eppure dal primo momento in cui l’ho ascoltato, la sua voce (che ben conosco) e le sue parole, mi hanno graffiato il cuore senza pietà. E ho trovato la giusta colonna sonora per sanguinare. I testi sono preghiere oscure fatte di sensibilità soffocata. Non ho mai sentito Polly così vicino. Avevo bisogno di un album così in questo momento.


Chiudo con l’ultima splendida scoperta dell’anno… Eddie Wedder “Into the wild”… amo i Pearl Jam ma da un po’ non mi colpivano… Ci è riuscito questo lavoro solista di Wedder... una voce che scalda e coinvolge.. e pezzi davvero eccezionali.. come “Society” .. un testo che vorrei davvero avere scritto io…

Su queste note auguro a tutti voi un buon inizio… e lo auguro anche a me.. è stato un anno molto pesante.. che mi pare sia durato un secolo… chiedo al nuovo anno soltanto un po’ di leggerezza… e la possibilità di riuscire a stare un po’ meglio.
Domani pomeriggio parto per la Bretagna; starò via tutta la settimana. Spero mi faccia bene.

Un abbraccio a tutti

lunedì 22 ottobre 2007

Confuso


Sono confuso. Una confusione che non ha nulla di elegante, nulla di artistico. E’ fine a se stessa e non può partorire nulla, se non altra confusione. Non mi suggerisce note: osservo il pianoforte come osserverei un cadavere. Non ho nulla da dire se non che sono confuso e non so dove andare. Ognuno dei mille visi che mi chiedono attenzione, osserva la mia incapacità ad affrontare la realtà, biasima col suo sguardo la mia immobilità. Sono una statua di sale che attende la pioggia per sciogliersi e scorrere in discesa per inerzia. Non ho bisogno di promesse. Non ho bisogno di Amore. Non ho bisogno di comprensione. Non ho direzione. Mi sono perso ed è troppo tardi per tornare indietro. Sono stato usato e ho usato troppe volte per riciclare la mia anima in un nuovo flusso di vita. Lo specchio stavolta non mente: i miei occhi sono spenti e non c’è luce nuova che io possa percepire nel raggio di chilometri. Negli altri vedo soltanto luci fioche nell’orizzonte cupo di cecità, troppo lontani per essere percepiti come forme reali. Se fosse solo un momento vorrei passasse presto. Se fosse un traguardo vorrei accettare la mia vittoria e ottenere come premio.. la pace.

Lascio che Mark Greaney canti ciò che in questo momento non sono capace di esporre in alcun modo e in nessuna forma. “Decaying as I am, I need not some promised land, I know I am failing, acceptance was the plan… I have chosen everything this is what makes it so bad, no matter what the action, situation was created by me”. (da “Improv”).

lunedì 16 luglio 2007

But I'm a creep

But I’m a creep, I’m a weirdo.What the hell am I doing here? I don’t belong here.
(“Creep” by Radiohead)

Oggi lavorare è difficilissimo. Ad ogni 5 minuti di “concentrazione lavorativa” corrispondono venti minuti di “divagazione mentale”. Ultimamente, ma non solo, mi pare di buttare via il mio tempo quando mi trovo in questo vecchio ufficio. Cosa ci faccio qui? Forse questo discorso rientra nella questione discussa qualche post più in alto: dove sta andando la mia vita?

Oggi mi sono perso a visionare alcuni altri blog. Mi sono scoperto curioso della vite degli altri. Ho ammirato la loro capacità di scoprirsi nudi, senza ermetismo, senza artifici letterari di sorta. Ho scoperto persone che parlano di se stesse senza avere timore di apparire quel che sono o, meglio, avendo una idea molto precisa di cosa vogliono essere davanti agli altrui occhi. Sì perché questo è fondamentale per riuscire a parlare di sé senza perdere tempo ed energie ad alzare muri e barricate. Ho fatto molti passi ultimamente verso me stesso: ho colpito a colpi di mannaia alcune delle mie corazze, ma sono ancora protetto dagli occhi indiscreti delle persone.

Oggi mi sono reso conto – ancora una volta - che io sono una persona veramente ermetica e questo blog lo dimostra. Parlo certamente di me, ma sembra non dica nulla di me. Mi nascondo dietro la metafora di me stesso. Ci sono certamente cose che vorrei dire ma che non ho il coraggio di dire. Altre cose sono ancora in fase di costruzione nella mia mente, e in questo senso non possono essere ancora formulate a livello verbale. Eppure non sono certamente più un adolescente. Mi è tutto chiaro. Immensamente chiaro.

Oggi avrei voluto commentare molti dei blogs che ho visitato. Alcuni, devo dire, scritti veramente bene. Ma non l’ho fatto. Mi chiedo perché. Mi rispondo: sapevo cosa dire ma non volevo dirlo. Infondo, perché il mio parere dovrebbe interessare ad uno sconosciuto? Inutile poi indagare il motivo per cui il mio blog rimane vergine da commenti: non interessa. Non interesserebbe nemmeno me quindi non soffro minimamente per questa cosa. In fondo non ho aperto un blog per ricevere commenti.

Oggi, come sempre, sento le mie mancanze rimbombare nella mia testa e nel mio cuore. Le sento urlare contro di me e la mia incapacità di superarle. Ho visto le scale ma non riesco a salire al piano superiore. Rimango a terra.

martedì 3 luglio 2007

Con te sto bene... ma niente di più.

“Con te sto bene ma niente di più”. È una frase che ho letto da qualche parte, non ricordo più dove. E devo ammettere che ricalca esattamente quello che provo in questo momento verso di te, verso di noi. Sì, ti penso, spesso (come non potrei?) ma non sei il mio primo pensiero e, a dire il vero, nemmeno l’ultimo. Spesso vedo i tuoi occhi pieni di ingiustificato affetto osservarmi.. e mi chiedo perché non posso ricambiare lo stesso sguardo.. perché sono incapace di trovare dentro di me questi sentimenti immensi.. sono sterile.

“Ti voglio bene”, mi dici con insistenza. E vorrei tanto, credimi, risponderti “Anch’io”. Ma non ci riesco… e anche se lo facessi dal tono capiresti la mia incertezza, la mia insicurezza.

Eppure mi cullo nel tuo dolce affetto. Nei tuoi sguardi. Nelle tue carezze. Nei tuoi baci. Nel tuo forte abbraccio. E in questo sta la mia debolezza: sono un uomo fragile che si mostra invece al di sopra degli umani affetti.

Questa notte è stata infinita. I pensieri mi hanno assalito come sciacalli feroci lacerando il mio animo rifugiato in un angolo del cuore. Avrei voluto tu mi fossi accanto, stringerti forte. Ho desiderato la tua presenza fisica nel mio letto. Sono dunque egoista al punto da desiderarti solo quando il mio dolore è troppo forte perché io possa portarne da solo il peso?

Non ho paura tu possa leggere queste righe (per quanto credo sia una cosa improbabile), perché tu sai perfettamente cosa sta sotto i miei silenzi e dietro le mie non risposte.

Tu sei il presente, non conosco e non voglio conoscere il mio futuro.

lunedì 2 luglio 2007

Vita

Ho corso tutto il weekend. Ho riempito la mia mente di milioni di stimoli omo ed etero riferiti. La mia vita è ormai troppo complessa per essere definita con questo termine femminile singolare. “Vita”.. che termine problematico… potrei contestare ogni possibile definizione del termine “vita”. A volte mi piacerebbe avere invece una definizione certa di questo dono che tutti in teoria abbiamo, in quanto esseri umani. Una definizione univoca che io possa utilizzare come meta regolativa in senso Kantiano…che produca sorta di azione stimolatrice sull'intelletto.. io faccio quello che faccio perché so che “devo” andare in quella direzione.. Perché sì, ultimamente (negli ultimi 26 anni………) mi sembra di procedere piuttosto a caso. Cerco di raccogliere tutto quello che posso, ma non so effettivamente cosa fare di tutto questo materiale.. cosa sto costruendo effettivamente? La risposta è: non lo so. E questa risposta ha il potere di angosciarmi. Forse dovrei semplicemente non chiedermi dove sto andando ma mi risulta impossibile. Eppure non posso nemmeno dire di vivere seguendo il mio istinto puro e semplice. Ogni passo che faccio, giorno dopo giorno, è comunque ponderato e basato su un ragionamento. E allo stesso modo, a posteriori rifletto su quello che è successo e cerco di collocarlo nella mia storia, come per cercare un senso. Ma non lo trovo. Mi sento come se stessi costruendo un puzzle da millenni: continuo ad incasellare tessere ma non appare nessun disegno.

Cosa mi aspetto dunque? Di leggere un senso improvvisamente? Attendo che un significato arcano compaia di sorpresa una notte e dia senso a tutti i precedenti anni? Agli sbagli e agli abbagli? Attendo un messia che mi riveli cosa di buono ho raccolto? O attendo solamente un po’ di pace?

Sono troppe cose e non sono niente. Il nulla e il tutto nella mia vita sono la stessa cosa.

A volte cerco di risolvere la questione con dei paragoni. Paragono la mia vita a quella degli altri e spesso trovo nella loro vita quel qualcosa che fa intuire una direzione. Mi pare che le persone che mi circondano stiano comunque seguendo un percorso: cadono, si rialzano, procedono più o meno lentamente, si feriscono… ma comunque sono lungo il loro cammino…il LORO. E quindi vivono una loro vita, dotata di un senso, più o meno claudicante, ma pur sempre un senso.

Io invece? Forse sto vivendo troppe vite. Vite di altri che mi ispirano per un certo periodo di tempo e poi non più.. colgo ciò che mi interessa e poi.. passo oltre. Facendo così passo da un pianeta all’altro e non ho fissa dimora.

E quello che più odora di ipocrisia e che mi permetto di dare consigli ad altri. Io che non so dove andare. Io che affronto i miei problemi veri o presunti con un po’ di finta poesia e con un paio di giorni di depressione a letto. Eppure quando si tratta della vita di altri, so suggerire e so stupirmi per l’estrema saggezza che sembra trasparire dalle mie parole.

Una cosa è certa: non si può vivere per inerzia. Spinti da una forza vitale inconscia di origine naturale o divina che sia.

Noi e soltanto noi dobbiamo trovare le motivazioni squisitamente soggettive per cui vivere ha un senso.