domenica 6 luglio 2008

Crumbles of us



Many times I have prayed
Just to see you again
And I have been crumbles of us
And I have found thousand of “buts”

Not a simple complain
It’s my great need to change
Not to escape from the myth of us
But to say I’m only my blood

I can’t pretend
To be another man
To change my head
Just with my tired hands

It’s not possible though it’s all I’ve got

There is no faith
My eyes drenched in pain
The cells I’m made
Are screaming in the flames

There’s no way to grow if not burn it all

Many litres of shame
I put over your face
But this can’t be my final task
I’ve to erase the signs of us

I know there won’t be times
With the eyes into eyes
But I have known all the lies of us
So now I call something to love

I can’t pretend
To be another man
To change my head
Just with my tired hands

It’s not possible though it’s all I’ve got

There is no faith
My eyes drenched in pain
The cells I’m made
Are screaming in the flames

There’s no way to grow if not burn it all

venerdì 4 luglio 2008

Senso Remoto



A volte
Tra gli sputi sonnambuli
Delle mie notti
Scorgo i tuoi occhi
Spalancati
Come quelli di una belva
Che si finge morta
Ma attende invece
Di azzannarmi la gola

(E allora a forza
Lascio fluire il dolore
Dai tuoi denti
Alle ossa del costato.
Non c’è sangue.)

Stanotte
Con il mio piede sinistro
Schiaccio la tua immagine
E mi accorgo che tu
Sei solo un senso remoto
Che consola e rammarica
Il mio ego entropico
Senza scalfirne
L’amarezza

(La coda del silenzio
Striscia dietro l’angolo
Della porta socchiusa
E finalmente ritorna
Il rumore della vita)

giovedì 3 luglio 2008

Mariangela Gualtieri, 1 luglio 2008, Palazzo Ducale – Sassuolo (Mo)



Prima di martedì non avevo mai visto Mariangela Gualtieri. Nemmeno in foto. L’avevo solamente intuita attraverso le sue parole. Avevo colto l’immensità della sua anima. Avevo lasciato che la mia anima vibrasse tra le sue sillabe e i suoi versi. Martedì ho avuto la grande fortuna di assistere a un suo spettacolo. Utilizzo il termine “spettacolo” perché dire “lettura” è estremamente riduttivo in questo caso. C’è stato molto di più. Piccolo aneddoto ante spettacolo. Prima che iniziasse sono andato a cercare il bagno e nel farlo mi sono quasi perso nei corridoi del palazzo ducale. Ecco che in una saletta adiacente alla porta della toilette vedo una donna seduta che mi indica molto gentilmente la strada, sorridendomi. Poco dopo il mio passaggio la sento intonare un canto melodioso. Esco e la osservo compiaciuto, mostrando con lo sguardo l’apprezzamento per quel che sento. Lei mi sorride di nuovo. Poi torno nel suggestivo cortile esterno dove stava per iniziare lo spettacolo. La grande poetessa arriva. E io mi accorgo di averla appena incontrata mentre scaldava la voce. Mariangela ha un aspetto che trasmette immediatamente serenità e consapevolezza, dolcezza e forza, allo stesso tempo. E una voce che ti avvolge senza lasciarti scampo. Da subito Mariangela mette in mostra la sua emotività tagliente e complessa come un mare nordico. Le sue parole arrivano dritte al cuore ma solleticano con decisione le porte della ragione. Le espressioni che utilizza non possono lasciare indifferenti. È un viaggio ascoltarla e lasciarsi trasportare. Di cosa parla Mariangela? Parla della condizione dell’uomo. Una condizione infelice e problematica, alienata e frustrante, che lo vede separato dal cosmo e della radice stessa della sua anima. “Che cosa abbiamo dimenticato nella micidiale corsa?”. “Nessun popolo è stato distante come noi da ciò che lo tiene in vita”. La poetessa parla della preghiera. E io come lei, sono convinto l’uomo abbia un immenso bisogno di pregare, in modo nuovo però. La preghiera è fonte che disseta l’anima. “Chi preghiamo? Non lo so, non importa. Qualcuno che ascolta c’è sempre”. E non ha paura di ammettere che il dolore della gente può essere vano: “Abbiamo già pagato tanto. E non siamo migliori. Punto”. Perché ahimè non è vero che il dolore riscatta, come spesso certi tipi di morale vorrebbero suggerire. L’uomo è misero ma è anche una creatura immensamente complessa che però vive in uno stato di perenne confusione: “Io dico ora. Chi sfoglierà le nostre teste accartocciate?... La vita è più misteriosa di questo poco”. La filosofa Mariangela dona stralci di infinito a chi la ascolta, con un’umiltà straordinaria, quella propria solamente delle grandi anime: “Dondolare la mente fino alla pulizia totale… il cosmo non è stanco. Solo l’uomo è stanco. Vuole e dispera”. E ancora: “Non vedo Dio. Sono in cecità. Ma vorrei almeno sentirlo piangere. Come piango io…. È poco il poco che so. E per questo poco chiedo perdono”. Credo che qualunque parola io possa aggiungere oltre a questi piccoli estratti che mi sono appuntato durante la sua lettura, sia futile, se non indegna. Mariangela Gualtieri è una poetessa, una filosofa e soprattutto un’anima straordinaria. Grazie grande anima, mi hai lasciato dentro un’immensa gioia con le tue parole schiette di inevitabile dolore e di autentica speranza. “Adesso fa notte, fa preghiera.. apre le porte del silenzio”.

PS. Tutte le parti tra virgolette sono estratti dalle poesie di Mariangela Gualtieri che ho appuntato sul momento. Mi scuso per eventuali errori o imprecisioni.

domenica 29 giugno 2008

Impressioni


L’ultimo sole
riflessi di diamante
pensieri silenziosi
sopra le acque

Raccolgo voci
colori errabondi
e dolci impressioni
di semplicità

giovedì 26 giugno 2008

Looks like mornin' in your eyes


Ci siamo incontrati esattamente nello stesso luogo di due anni fa. Sul laghetto verde, nel cuore dei Giardini Margherita. Allora il primo tepore della primavera ci invogliava a camminare e a sorridere, come quando si crede di essere fuori da un brutto periodo. Ora invece l’estate è appena iniziata e l’afa inizia ad invadere Bologna con la sua immancabile presenza. E noi due siamo di nuovo qui. Diversi ma siamo qui. Ricordi cosa mi dicevi due anni fa? Mi parlavi di insicurezza e di indecisione. Avevi paura di innamorarti di nuovo per soffrire come già avevi patito. Ma mi parlavi di lui, della sua presenza così discreta ma così forte. E ne parlavi con occhi raggianti. E io che cercavo di immaginare come potesse essere un amore che ti dà certezze anziché paure. E tu che poco dopo quella passeggiata ti sei buttata nella tua nuova storia. E sei diventata sempre più sicura di lui. E di te. Ora che di tempo ne è passato, ma non poi così tanto se ci pensi, ti guardo nei tuoi occhi verdi e sei radiosa. Guardare il tuo viso sotto il sole di giugno mi commuove quasi quanto guardare lui, il tuo cucciolo, che vedo per la prima volta. Un cucciolo di sole due settimane che mi osserva con gli occhi socchiusi immerso fra i tessuti bianchi. Il tuo bambino. Che starebbe tutto sul mio avambraccio se superassi il timore che ho di prenderlo in braccio. Ma non lo faccio, non mi sento degno di farlo. Non in questo momento, in cui sono così bravo a mandare in pezzi tutto quello che c’è nella mia vita. Lascio che solamente tu e il sole possiate abbracciarlo. Solo voi due, che mi sembrate una cosa sola oggi pomeriggio. “Sunrise, sunrise, looks like mornin' in your eyes”. Eppure con il tatto mi piace percepirne la moribidezza della pelle.. e guarda, riesco a stringere tutto il suo braccino toccando l’indice col pollice. Sembra così immensamente indifeso, eppure sento già in lui la tua forza. E quella del tuo amore. La sento così forte dentro che quasi tremo. E tu te ne accorgi subito. E mi chiedi se mi sento bene. E mi dici che sono dimagrito ancora. Anche se è vero, oggi vorrei essere radioso anche io, in onore del tuo essere diventata mamma. E ti dico che sto benissimo e che sono davvero contento di vedervi e di conoscerlo. Sì. Davvero tanto. Non sai quanto. È una sorpresa sentire questa immensa esplosione di gioia dentro. E lo devo a voi sai? Ma tu mi guardi con una tranquillità che solo una madre può avere negli occhi. Solo avendo la consapevolezza di avere un ruolo nella vita e nel mondo si può avere quello sguardo. La vita non ti ha sorpreso, ti ha reso solo più consapevole. “Surprise, surprise. Couldn't find it in your eyes but I'm sure it's written all over my face. Surprise, surprise. Never something I could hide”. Mentre il pomeriggio avanza noi due camminiamo. E io sto dietro al tuo cucciolo e lo spingo come se fosse mio. È qualcosa che non ho mai fatto. E mi provoca una sensazione che non ho mai provato. Un indefinibile senso di lontananza dalla mia vita sterile. Come se non avesse senso struggersi per tutto quello che non va. Come se l’unica cosa importante fosse essere qui ora. Sorrido davvero e non ti accorgi che il mio sorriso è bagnato da una sola lacrima. Una lacrima di cui soltanto io conosco il significato. Usciamo dai Giardini e andiamo verso il centro. Lungo via San Felice la gente ci sorride senza ragione. E c’è anche chi vuole vedere il tuo cucciolo. Mi sento in un’altra dimensione. Mi chiedi di nuovo come sto e se sono uscito dal mio periodo nero. Non ha senso rispondere a una domanda così futile. Il tuo bambino ha fame, che dici forse dovresti allattarlo? Nn so come tu ti possa essere trasformata dalla mia compagna di disavventure in una mamma. È il mistero della vita. Un mistero arcano per me. Da cui mi sento escluso. Ma qui con te mi sembra di ricordare cosa è la vita e capisco che l’amore può portare anche ad essa. Vorrei provare a capire, vorrei tentare di entrare nel mistero con il tuo aiuto. Ma il cucciolo è stanco di girare Bologna con due pazzi come noi. “Couldn't tempt us if it tried 'cause the afternoon's already come and gone”.

Le parti in inglese sono tratte da “Sunrise” by Norah Jones

PS. Soltanto 2 giorni fa ho saputo che un’altra persona speciale diventerà mamma nel nuovo anno. E io dedico a lei queste parole e queste emozioni che mi hanno riempito di gioia…… sperando che passi di qua…. ;-)

martedì 24 giugno 2008

Radiohead, 18 giungo, Milano Arena Civica


Solo oggi ho un secondo per commentare il concerto stupendo a cui ho assistito mercoledì. Non avevo mai visto i Radiohead e devo dire che dal vivo sono impagabili. Arrivo in una Milano abbastanza torrida nel tardo pomeriggio. Era la mia prima volta all'Arena Civica e malauguratamente avevamo preso i biglietti per la tribuna: palco lontanissimo. Sbagliando si impara. A parte questo attendiamo nell’afa che il sole cali, ma ovviamente nel nostro punto dell’arena batte senza sosta, infilandosi fra le fessure dei palazzi fino all’evaporazione di gran parte dei nostri liquidi corporei. Per fortuna inizia la musica e ci distrae. Un gruppo veramente bravo che non conoscevo prima. Sono i Bat 4 Lashes, gruppo di Brighton di rock-pop-alternative. Niente male la voce della cantante che a mio parere ricorda Bjork ma, a detta di un amico che ha già visto l’eccentrica islandese dal vivo, con molta più voce di lei! Di solito vivo con un po’ di insofferenza l’esibizione dei gruppi spalla. Ma questa volta no! Poi arrivano loro, in perfetto orario. Uno dopo l’altro entrano sul palco. Per ultimo il buon Thom, maglia bianca, pantaloncini rossi: sembrava un hobbit uscito dal bosco. Bandiera del Tibet in bella vista! L’impatto iniziale è stato deprimente: visuale pessima (in realtà le persone sul palco erano puntini) e volume bassissimo (ma grazie a Dio abbastanza pulito) a causa dell’enorme distanza dal palco. Ma poi ci si abitua e la musica conquista anche da lontano. Si apre con Reckoner e poi 15 step. Già dall’inizio è chiaro che si tratta di una In rainbows gig! Ma del resto me lo aspettavo e la cosa non mi è dispiaciuta: amo moltissimo questo ultimo album. Ho apprezzato molto All I need perché è il mio pezzo preferito dell’album, anche se forse mi aspettavo che la versione live fosse più incisiva... il primo vero brivido emotivo mi prende con Nude. Pezzo stupendo cantato in modo superbo dalla voce di Thom Yorke che dal vivo regala atmosfere sublimi. Questo è certamente l’aspetto più gradevole del concerto: la sua voce. Dolce e sofferente allo stesso tempo. Chiara ma con una meravigliosa intonazione decadente che la rende inconfondibile in tutto il panorama musicale. Insomma: un orgasmo uditivo. Airbag è legata al mio passato in modo molto forte. Ascoltandola dal vivo mi rivedo in momenti diversi e mi sale un po’ di malinconia. Weird Wishes Arpeggi l’hanno fatta con le onde blu dietro, come fossero sul fondo del mare. L’impianto elettrico era effettivamente un po’ tamarro, ma tutto sommato gradevole… c’erano questi tubi di luce (ovviamente si è poi saputo che era tutto a basso consumo energetico) che cambiavano colore ad ogni pezzo… fino ad assumere, alla fine tutti i colori dell’arcobaleno… in rainbows! Se fossi stato vicino al palco in certi momenti forse mi sarei psicadelicamente stonato. Non mi aspettavo per niente A Wolf At The Door e mi attendevo invece pezzi che non ci sono stati (in primis Karma Police e No surprises che adoro) ma è andata benissimo così. Meravigliosa Idioteque. Videotape è stata parzialmente rovinata dal tentativo di alcuni soggetti sotto di me di invadere il prato dalle tribune, tentativo sgominato dai poliziotti in tenuta antisommossa……. grida e fischi a coprire l'intera canzone! Verso la fine ecco una canzone che non avevo riconosciuto ma che ho gradito molto e che poi ho scoperto essere Go slowly da In Rainbows 2, che evidentemente non ho ancora ascoltato bene. Se il concerto è stato tutto bello, il finale è stato meraviglioso: la chiusa con Paranoid Android è stata fenomenale… il pubblico adorante… un tripudio di emozione… insomma: un concerto in climax ascendente. Grandi mitici Thom e soci!
PS. riporto le osservazioni dell'amico che era con me al concerto, in aggiunta al mio punto di vista. - Citerei anche 2+2=5. (Mi è piaciuto che abbiano suonato la prima e l'ultima traccia da "Heal to the thief", anche se probabilmente di casualità si tratta). La meravigliosa Idioteque è spuntata dalle ceneri dell'appena finita "Everything in its right place", con la voce di Thom ancora in "loop". Anche questa cosa mi ha fatto impazzire - .

mercoledì 18 giugno 2008

Changed a little



The time is going since you treated me so bad
And in this trouble I have tried to change my head
‘cause I am always so fragile in front of all
As if my heart was just a sort of crystal ball

It’s not the tears what I have to avoid again
But just this feeling of being poor almost homeless
The path in front of me is still so extremely long
And there are still so many new names I will call

It’s another time to grow
Drying the ocean of loss
There is not a written code
Just mistakes to build new road

Yes I am changed a little yes I am changed a little
‘cause of you
But I am not a widow no I am not a widow
Without you

No matter if I am so far from every place
We used to beat during those evenings of games
I’ve in my sight the rainy English countryside
And an old gardeners who’s looking at the sky

Yes I am almost sure it’s time to push the gate
To esc from the part of my life under your shade
It’s my necessity of believing I am mine
A new prospective in this loneliness I’ll find

It’s another time to grow
Drying the ocean of loss
There is not a written code
Just mistakes to build new road

Yes I am changed a little yes I am changed a little
‘cause of you
But I am not a widow no I am not a widow
Without you