venerdì 20 novembre 2009

Disperso


Tutto il mio sangue
disperso nel cielo
(ore cannibali
mani orticanti)

Ogni mattina fine ultima
ogni sera principio nuovo:
labirinto onnipotente
della vita e della morte

Paura della quiete ostile
di un novembre omicida
di trascendentale attesa
trucidata dal quotidiano

(Eppure la luce
ancora respira
tra sensi spezzati
e voci sottili)

martedì 17 novembre 2009

Skunk Anansie, 15 novembre 2009, Milano - Palasharp


La mia serata Skunk Anansie è iniziata durante il viaggio verso Milano, ben prima dell’arrivo: ascoltando sul cd (e canticchiando!) “Hedonism”, mentre attraversavo il ponte sul Po tra Emilia e Lombardia, mi sono ricordato di quando cantavo questo meraviglioso pezzo col mio primo gruppo, ben 10 anni fa! Da allora è successo di tutto nella mia vita. Però loro, i mitici Skunk, non li avevo mai sentiti dal vivo. Questa è stata la prima volta! Ok, tralascio le file infinite lungo la tangenziale ovest, e il fatto che il Palasharp non è proprio il massimo. Il gruppo supporter non è stato male: sono i The Chemists e hanno un sound un po’ abusato ma comunque gradevole. Poi sono arrivati loro, i ragni (Anansie = dio ragno dei racconti popolari dell'Africa Occidentale) del rock inglese! Con una sempre più eccentrica Skin che ha saltato e si è arrampicata ovunque per tutto il concerto, regalandoci nel frattempo la sua incredibile voce. Unica perché sa essere sia sottile che potentissima, nello stesso pezzo. C’è qualcosa di splendidamente animale in questa donna, quasi come se avesse il sangue di una pantera della savana (ci sono le pantere nella savana?!) nel corpo, mentre si slancia adrenalinica e si infila in tutti gli angoli del palco (e non solo). Si è presentata sul palco con un “mantello” di fronzoli argentati che la faceva assomigliare a una specie di istrice post moderno. Poi ha lasciato la pelliccia sul palco, rimanendo con una sorta di tunica aderente, per scatenarsi liberamente. Ho perso il conto di quante volte Skin si è letteralmente buttata sul pubblico, continuando a cantare mentre le mani dei fans la trasportavano in giro. Il palco è il suo habitat ideale ed è stata perfettamente in grado di gestire ben due momenti di black out dell’impianto dei suoni (ma si può dico io??) senza spazientire il pubblico e senza arrabbiarsi tanto (ok, a parte un "fucking mixer!", che ci stava tutto). Ma dovrei parlare soprattutto di musica! Bei suoni, ottima scaletta, Skin canta da Dio e anche i musicisti davvero bravi. Sono prevedibile nel dire che i pezzi che mi hanno preso di più sono stati: “Charlie big potato”, fatto per secondo con una carica pazzesca, tanto per far capire subito al pubblico quale sarebbe stato il tenore del concerto!; “Hedonism” che mi riempie la testa di ricordi e – ahimè – gli occhi di lacrime; “Secretly”, che per me è il loro pezzo migliore in assoluto e raggiunge vette di lirismo da far paura; “Weak”, un pezzo davvero ma davvero potente che ti scuote da ogni torpore; e – neanche a dirlo – “You’ll follow me down”, che ti rende tristissimo e immensamente vivo nello stesso tempo. Ma anche i pezzi nuovi non mi dispiacciono affatto: “Because of you” è una bella canzone rock: non è scontato sentire un pezzo così di questi tempi! E speriamo che gli Skunk, ora che si sono riuniti, rimangano insieme ancora per molti anni.

martedì 10 novembre 2009

The winter feeds my heart


In notti come queste sembra che Dio si specchi sulle pozzanghere sporche delle strade. Calando lo sguardo dalle nuvole basse che quasi sfiorano l’asfalto. Come per sbirciare curioso la vita lungo queste strade infinite che tagliano la pianura emiliana come ferite putride. Muoversi diviene un obbligo per non perdersi per sempre in questa nebbia fradicia di spiriti trafitti. Lo spazio è un’ipotesi non convalidata. Il tempo una preda della notte lussuriosa. Bevo le ore scandite dal basso elettrico e cupo: le corde metalliche sembrano essere collegate direttamente al mio cuore. Le note attraversano le mie ossa come diapason emozionale. E sulle spalle sento la pesantezza del cielo. E l’angoscia della luna soffocata dalle nuvole. Stanotte la mia voce che ti parla non mi appartiene. La mia gola intontita dalla birra dolciastra sa mentire stupendamente. L’ennesima maschera che nasconde, ancora una volta, la decadenza inevitabile della mia giovinezza e le cicatrici di queste notti infinte dipinte sul mio volto. In attesa dell’alba mi nutro di questo autunno che si finge inverno. “Because of you the winter feeds my heart while summer blows and burns my disappearing youth”

Le parti in inglese sono tratte da “Because of you” by Skunk Anansie

venerdì 6 novembre 2009

Un anno eterno


Oggi la pioggia disegna la mia anima
curva sotto il peso del ricordo:
l’eclisse dei tuoi occhi di luna
dura da un anno eterno

Ora dei sogni sei divenuta l’angelo
sollievo onirico che mitiga
il dolore atroce dell’assenza
che rimbomba nell’autunno

domenica 1 novembre 2009

We are creators


I’ve got three melodies
I’ve got three melodies to write
Don’t know how to chose the better one

I can’t be everything
I can’t be everything I want
Enough it’s to chose the right way

‘cause we are creators
yes we are creators of reality
we’re our saviours
we are just sailors of the energy

(I lose myself and find it again,
throughout the ends and the beginnings
‘cause Samhain is the perfect point to turn)

I can’t change the rules
But even the rules can’t change me
The inner teaching is my light

I look at the wood
Today under the diamond breeze
Breaking continuity of time

‘cause we are creators
yes we are creators of reality
we’re our saviours
we are just sailors of the energy

(I lose myself and find it again,
throughout the ends and the beginnings
‘cause Samhain is the perfect point to turn)

venerdì 30 ottobre 2009

Presagio


Il tempo evapora
dalle crepe apocrife della Terra:
ventre malinconico dell’eternità

Come fumo m’accosto
al cielo, distratto e bianco amante
di questa gravida desolazione

È il presagio sottile
della fine
e del principio
di tutto.

giovedì 22 ottobre 2009

Il vento non aspetta


Il vento non aspetta l’inverno
per spegnere i colori
e rendere gotico
il cielo

E lavo le mie mani impure
in questa malinconia
apatica sovrana
d’autunno