martedì 1 agosto 2017

Disteso


Disteso sul prato assetato
ascolto la luna gravida
parlarmi del raccolto sterile
stretto nelle mani giunte
che supplicano un dio assente

Lughnasadh 2017 
Nell’immagine una statua stele della Lunigiana

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo Dio assente è quello che conosco meglio.. quando non lo vediamo è perché ci siamo dentro fino al collo.. la luce ci ha trovati e redenti.. ma solo se c'è luce si vedono le ombre. inizia la nostra apocalisse.. il nostro sentirci altro perché non bastiamo a noi stessi, ci rendiamo conto dell' inganno, del vuoto cosmico in cui il rigido tecnicismo scientifico ci lascia, viviamo l'abbandono, la separazione... vogliamo tornare a casa.. Ecco allora che le resistenze diventano più forti, il nostro ego rafforzato dall' ego collettivo e il mondo chiuso del possesso, ci rendono prigionieri, ci pongono in stato di cattività, ci legano con le loro catene, le loro false sicurezze, le loro dipendenze.. Quando sono forzatamente messa fuori, oppure quando decido io per un momento di isolarmi, di staccarmi dal collettivo, dagli affetti, sento di sprofondare nel vuoto. Nel vuoto però non si cade, siamo fuori dall' orbita della forza di gravità. Questo è il passaggio dalla porta stretta, il dolore di tutti i dolori, la morte mistica, la nostra Pasqua, la liberazione dalla schiavitù. E' come un bimbo appena nato ancora non ha la percezionesp din essere qualcosa din diverso dalla madre e si sente al sicuro.. quando la sua coscienza lo portano a capire il distacco, la distanza, comincia ad avere paura dell'abbandono, della perdita, della caduta ma è solo un inganno. Occorre come rientrare nella nostra esperienza pre natale per riscoprire il benessere di essere contenuti in un grembo.. ritrovare l'innocenza, la fiducia, l'abbandono alla vita, l'ascolto. Il punto è proprio quello di riacquisire la percezione di essere dentro, non fuori. C'è una gestazione che si compie misteriosamente appena sentiamo il richiamo verso questi spazi. Nasce una nuova vita che prende a pulsare, a cresce re per proprio vigore. Quella nascita è l' opera dello spirito creatore che abita il cuore di ogni uomo.. più rientriamo dentro, più però entriamo in contatto con quel dolore che ci tiene fuori. L'opposizione é grande, la resistenza è grande. Grande è il dolore del mondo, grande il nostro dolore. Infinite levie di fuga, così andiamo avanti senza mèta, oppressi, trafitti, caduti e senza Dio. Rifiutiamo la vita pensandoci in balia delle onde in realtà noi siamo le onde e l'oceano... molto eloquente la tua poesia ritratto di questa umanità, di questa epoca storica... siamo messi di fronte alla porta stretta. La luna è gravida ma il raccolto sembra sterile... ma la creazione e la salvezza sono ormai compiute.
Grazie per avermi stimolato e dato l'opportunità di mettere per iscritto i pensieri che mi attraversano.. un abbraccio grande. Fly

Daniel ha detto...

Per Fly
Mia cara, che sorpresa leggerti qui! Mi fa tanto piacere. La tua disanima è molto interessante. Come al solito hai centrato il punto focale della poesia, ovvero l’ossimoro fra una luna gravida e un raccolto sterile. Certamente il Dio assente è quello che più ricerchiamo intimamente e l’unico per cui sia necessaria la fede. È altrettabti vero che nel massimo dolore, o si fa un gradino verso l’alto o si soccombe. Il dolore è la grande prova. Mi piace sempre molto il tuo paragone sul parto del nuovo sé. Grazie sempre per le tue riflessioni