mercoledì 22 agosto 2007

May I explain? I'm irrational!

Ti ho aspettato soltanto per un quarto d’ora. Quindici minuti dilatati come secoli di carestie bibliche. Ti ho atteso appoggiato su questa altalena instabile, fingendo di essere un bambino insofferente e fremente la mattina di Natale. (Quanto è magnifico e atroce credersi diversi da ciò che si è!) Intorno a me un parco perfetto e dei perfetti palazzi allineati, all’interno dei quali, perfette famiglie sono occupate a vivere le loro vite.. perfette. Sento voci pacate, assieme a grida e risate, provenire dalle finestre spalancate sull’estate. Voci che sfiorano le mie orecchie ma non entrano nel mio cervello fino a raggiungere la soglia della comprensione. In questo banchetto di vita serale ed estiva io sono solo in tua attesa. “So now I’m alone in this perfect land, So now I’m alone? what should I pretend? Well, I’ve never felt so sad. I dressed up my loneliness!”. Cosa posso pretendere ancora da te? I mesi sono trascorsi tra il silenzio e il desiderio senza che una direzione certa venisse trovata. Soltanto attenderti ha ancora un senso per me. Qui assume una particolare intensità. Questo è il luogo ideale per aspettare di vederti comparire nella penombra della sera tra i cespugli che separano il parco dalla strada. Per vederti sorridere e scusarti per un ritardo ovvio e scontato. Immagino l’imminente futuro, il tuo arrivo fra pochi minuti, e rifletto su quale potrebbe essere il tuo primo pensiero quando mi vedrai. Vorrei scavare nella tua mente in cerca dei semi che ti ho più volte lanciato. Vorrei capire cosa può essere nato da essi. Quando arriverai non mi alzerò da qui. Non ne ho la forza. Aspetterò che tu ti possa avvicinare per potere iniziare a dondolarmi… senza prestarti alcuna attenzione… come un bambino immerso nei suoi svaghi… come un cieco che non riesce a vedere nulla al di là dei suoi pensieri. “I’m so fucked up I can barely walk? May I explain? I’m irrational! Can’t see the moon, Can’t see anything far . Where I’m at”. Sono dove non vorrei mai essere. Eppure non vorrei essere in alcun altro luogo. Sono un grigio riflesso della mia anima in attesa della tua fatiscente figura. Ti ho sognato ma non te lo dirò quando arriverai. Eri su un terrazzo davanti ad un oceano sconosciuto e stringevi delle pagine che il vento ti ha strappato incurante. Io osservavo il tuo viso e su di esso non notavo alcun tipo di inflessione: nemmeno il disappunto per la perdita appena avvenuta. Mi perderai prima che la tua emotività repressa imploda e ti distrugga. Non ti merito e tu non meriti la mia devozione. Siamo solo un sogno muto, noi due. “So now I’m alone. Dreaming night and day. So now I’m alone. With no more to say”. Ti sento arrivare allo scadere del quindicesimo minuto. Mi alzo e ti raggiungo oscillando… come fossi ancora sull’altalena. “I’m so fucked up I can barely walk”.
Le parti in inglese sono tratte da "I'm so fucked up I can barely walk" by L'Aura

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Smetterò mai di dirtelo? Cazzarola, come scrivi! C'è questa "figura" sfuggente e contraddittoria di cui si incominciano ad intravedere i contorni, ci sei tu e questa tua sensibilità graffiante e c'è una storia, confusa e complessa...E emozioni, a ruota libera. Ho fatto bene a passare, perchè mi ha fatto bene leggerti...se capissi meglio l'inglese, sarebbe un cerchio perfetto. Sorriso per te. Gas

Ire ha detto...

Ciao Daniel, sei tornato? Davvero bello il tuo racconto, anzi, forse non è proprio un racconto, è qualcosa di più che ti viene da dentro. Per questo non posso commentare. Ti lascio questo per dirti che ti leggo ;-)

Ire ha detto...

Ciao Dan, bentornato. Bellissima l'Irlanda, ancora di più se eri su un'isoletta :-)